‘Controradio contro la guerra’. Apriamo uno spazio radiofonico di approfondimento che ci aiuti a capire il presente, conoscendo il passato e soprattutto affrontando il futuro.
Un impegno che fa parte del nostro Dna editoriale ma che trova oggi anche uno spazio visibile sul nostro sito www.controradio.it di ascolto, raccolta e condivisione e di demarcazione nel palinsesto utile a ribadire il valore della pace e la sua declinazione in strumenti concreti per governance sostenibili, rispettose dei diritti umani, che implementino il disarmo e sollecitino azioni di peace making, anche a livello informativo.
Premessa e fondamento è la non violenza. La guerra non può e non deve essere il mezzo e il fine per la risoluzione delle controversie tra Stati e tra popoli, vedendo in questi ultimi sempre le vittime di logiche che nulla hanno a che fare con il rispetto dei diritti umani.
Ma cosa vuol dire guerra? Come si origina e si alimenta? La corsa alla militarizzazione, dirottando finanziamenti e politiche, le pratiche di paura, terrore e repressione, l’uso della forza armata e della scusa della legittima difesa, della fame per togliere voce e vita, il monopolio delle risorse per rigurgiti colonialisti e predatori, in un risiko irrazionale quanto reale e dominato da strategie arroganti e criminali.
Controradio contro la guerra sarĂ spazio e voce per capire come restare umani, il piĂą difficile e necessario atto di forza per affrontare tutta questa barbarie e riprenderci il sogno di un mondo migliore.
Interviste, analisi, testimonianze, dibattiti ci permetteranno di conoscere nel profondo la forza distruttiva della violenza, invertendo nella concretezza dell’informazione una spirale che possa recuperare la direzione della consapevolezza che se si fa strada la cultura della pace, la politica dovrà farci i conti.
‘Ci sono cose da non fare mai, nĂ© di giorno nĂ© di notte nĂ© per mare nĂ© per terra…’, ammoniva in rime Rodari. Noi come luogo di verifica e conoscenza cercheremo di tornare ad avere gli occhi dei bambini, per non perdere la capacitĂ di indignarci e la forza di sperare.Â

