Scarperia: uccise figlio di un anno, chiesto l’ergastolo per il padre

erika lucchesi

La procura di Firenze ha chiesto la pena dell’ergastolo nel processo con rito abbreviato per l’uomo, Niccolò Petrachi 34 anni, che il 17 settembre 2018 uccise a coltellate il figlio di un anno. Il giudice, sentite le parti, ha rinviato il processo al 24 ottobre per la lettura della sentenza.

L’omicidio del piccolo di appena un anno avvenne durante una lite in famiglia a Scarperia (Firenze), successivamente l’uomo tentò di fare lo stesso con la convivente e con la figlia di 7 anni. Secondo quanto emerso, prima della commissione dell’omicidio la donna aveva presentato diverse denunce a carico del convivente. In una perizia eseguita sul 34enne, nell’ambito di una precedente inchiesta per maltrattamenti, sempre verso la convivente, è scritto che l’uomo era socialmente pericoloso e che per questo doveva curarsi ma poteva essere controllato con i farmaci.

L’ uomo aveva minacciato di uccidere i figli almeno un anno prima di commettere l’omicidio  il 17 settembre 2018. La circostanza, secondo quanto spiegato dal legale della madre del piccolo, l’avvocato Massimiliano Annetta, parte civile, emerge da numerosi sms da lui inviati alla donna e prodotti dal pubblico ministero nel processo con rito abbreviato in cui ha chiesto l’ergastolo per l’imputato. “Uccido i tuoi figli”: questo, secondo quanto emerso dall’udienza, il contenuto di alcuni dei circa 800 messaggi spediti alla donna. “Questa è la prova conclamata che si è trattato di una tragedia annunciata”, commenta l’avvocato Annetta. “I periti di tutte le parti in causa, anche quelli che hanno concluso per l’incapacità di intendere e di volere – ha aggiunto – sono concordi nel dire che si tratta di una persona socialmente pericolosa. Bastava fermarlo prima”. Intanto prosegue l’iter del ricorso presso la Corte europea dei diritti dell’uomo presentato dall’avvocato Annetta contro lo Stato italiano, accusato in merito alla vicenda di aver violato il diritto alla vita non essendo stato in grado di prendere le misure necessarie alla protezione dei suoi cittadini. “Lo Stato italiano non si è presentato alla procedura di conciliazione – spiega Annetta – pertanto l’iter della causa andrà avanti”.

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