Ven 19 Lug 2024

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Tassista Gino Ghirelli morì dopo aggressione, ‘Fu provocato e poi colpito’

Firenze, “Nessuna attenuante” per i due 28enni che colpirono il tassista Gino Ghirelli, 67 anni, a Firenze la sera del 12 luglio 2017 in piazza Beccaria, fino a causarne il coma irreversibile e successivamente la morte sopraggiunta dopo circa due anni e mezzo in ospedale.

Lo scrive la Corte di Assise di appello di Firenze nelle motivazioni alla sentenza del 1° febbraio 2023 in cui i giudici del secondo grado hanno condannato per omicidio preterintenzionale, a 4 anni e 8 mesi, gli imputati Nicola Fossatocci, di Campi Bisenzio, e Houman Ajamy Abbasalizadeh.

“È provato – scrivono i giudici – che i due colpirono Ghirelli dopo aver tentato di portargli via il portafogli” e non che reagirono a una presunta provocazione del conducente di piazza. “Ghirelli stava subendo un tentativo di sottrazione del portafogli – ricostruisce ancora la corte di assise di appello fiorentino – Si era posto in una posizione di difesa, da pugile, di fronte ai clienti che, terminata la corsa in taxi, non solo avevano cercato di sottrargli il portafogli ma non volevano pagare il corrispettivo, lo irridevano e lo provocavano con battute affermando che non lo avrebbero pagato e che sarebbero fuggiti” senza saldare il conto.

A confermare l’intenzione degli imputati, secondo la corte d’assise d’appello, “la circostanza che poi la corsa non sia stata effettivamente pagata”, nonostante gli imputati abbiamo provato ad “accreditare un loro tentativo, in tal senso smentito dai filmati delle telecamere di sorveglianza”.

Per la corte d’assise d’appello, inoltre, il giudice di primo grado – il processo si svolse in rito abbreviato davanti a un gup – ha “pretermesso un particolare imprescindibile”, cioè la telefonata che Ghirelli fece alla centrale per raccontare che “due ragazzi, poi identificati negli imputati, avevano cercato di sottrargli il portafogli e lo avevano colpito a un occhio e a un sopracciglio. Un’affermazione che deve essere ritenuta del tutto credibile perché compiuta nell’immediatezza del fatto”.

Il giudice di primo grado, peraltro, condannò i due imputati riconoscendo l’attenuante della provocazione che adesso, invece, la corte d’assise di appello esclude dalle ricostruzioni e la cancella dalla sentenza ribaltando l’andamento dei fatti. Fu il tassista Gino Ghirelli in realtà, si afferma oggi, a subire le provocazioni e a temere la sottrazione del portafogli in cui verosimilmente custodiva l’incasso come fanno di solito i tassisti.

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