Svastica incisa su gradini Museo Novecento a Firenze 

Una svastica incisa sui gradini di accesso al Museo Novecento di Firenze, nei pressi della lapide che ricorda le deportazioni nazifasciste, è stata rinvenuta ieri pomeriggio. Ne dà notizia in una nota lo stesso Museo. La condanna dell’amministrazione comunale.

Nel complesso delle ex Leopoldine in piazza S.M.Novella, , dove oggi ha sede il Museo, nel 1944 fu rinchiuso e interrogato dai nazifascisti un numero ingente di persone arrestate dai militi della Rsi, in seguito allo sciopero generale dei primi di marzo indetto dal Cln. In tutto 338 uomini furono portati alla vicina stazione ferroviaria di Santa Maria Novella e avviati l’8 marzo alla deportazione nel lager nazista di Mauthausen e nei suoi sottocampi; ne sopravvissero solo 64.
“Non può mai essere incosciente e quindi tollerato l’uso di simboli come questi, ovunque essi siano collocati e ancor più in luoghi che ricordano la sofferenza e il dolore di tante vittime innocenti, perseguitate da una dittatura infame come quella nazifascista”, ha commentato il direttore artistico del Museo Novecento, Sergio Risaliti.
“Condanniamo con forza e in maniera ferma questo grave atto: Firenze, medaglia d’oro al valore militare, ripudia il nazifascismo. L’antifascismo é più forte dell’ignoranza di chi compie tali gravissimi atti”. La dichiarazione dell’assessore alla cultura del Comune di Firenze Tommaso Sacchi. Disappunto, precisa il Comune di Firenze, è stato espresso anche dal sindaco Dario Nardella. “Il simbolo vergato sulle scale ci riporta indietro nel tempo – ha concluso l’assessore – agli anni bui della nostra storia, in questo anno importante per la nostra città, in cui abbiamo aperto il Memoriale di Auschwitz all’Ex3, custode della nostra memoria. Mi auguro che i responsabili vengano identificati al più presto e paghino per quanto hanno fatto. Provvederemo a cancellare la svastica al più presto”.

“La svastica apparsa sulle scalinate del Museo Novecento a Firenze rappresenta uno sfregio gravissimo alla memoria collettiva che non può e non deve passare inosservato” è il commento sul grave episodio del vice capogruppo del Pd in Regione, Monia Monni, “un gesto orribile e non certamente casuale perché compiuto in un luogo simbolo della città di Firenze”. “Chi ha commesso questo gesto – aggiunge –  si è macchiato di un’offesa gravissima ai danni dei familiari delle vittime e della città di Firenze, Medaglia d’Oro per la Resistenza, e confido possa essere assicurato alla giustizia. La memoria condivisa non può essere calpestata da predicatori di odio che ancora oggi inneggiano a quel totalitarismo nazi-fascista che rappresenta il volto più scuro e buio della storia dell’umanità. Desidero ringraziare il direttore del museo Novecento, Sergio Risaliti per aver subito denunciato l’accaduto e condannato duramente il gesto e Alessio Ducci, Presidente della sezione ANED di Firenze, per avermi prontamente informata. A loro, in particolare, va il mio sincero ringraziamento per il lavoro in difesa della memoria che quotidianamente conducono nel segno dei valori che animano le Costituzione italiana e che nascono dalla lotta di resistenza antifascista”.

“Un gesto vergognoso e vile, che ha colpito un luogo simbolo della repressione e della violenza nazifascista a Firenze. Nessuna indulgenza e nessuna sottovalutazione”, questo è il commento della vicepresidente della Regione Toscana e assessore alla cultura, Monica Barni. “Non dobbiamo mai derubricare questi gesti a semplici vandalismi Lo sfregio di ieri oltretutto si è collocato in una giornata in cui abbiamo visto in piazza saluti romani e persone inneggiare al duce”, queste sono le parole del segretario del Pd toscano Simona Bonafè. “Dobbiamo sentirci tutti offesi da chi ha scelto di profanare un luogo della memoria, simbolo della sofferenza e di vite innocenti spezzate”, sottolinea infine la vice capogruppo del Pd in Regione Monia Monni.

“La comparsa della svastica al Museo del Novecento, proprio a fianco della lapide che ricorda il museo come luogo antifascista è la testimonianza che il male dell’intolleranza e del sopruso, intrinseco a certe ideologie, è tutt’altro che scomparso. Non si tratta di un ricordo del passato ormai superato e per questo non dobbiamo sottovalutare questi fenomeni e abbassare la guardia”, dichiara l’assessore alla cultura della memoria Alessandro Martini.

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