Un crimine di guerra nazista compiuto nel territorio di Ortignano Raggiolo (Arezzo) è stato riconosciuto a distanza di 82 anni.
Il tribunale di Firenze ha sancito un risarcimento in favore degli eredi di Ferdinando Santini, ucciso l’11 luglio 1944, ponendo fine a una lunga attesa di giustizia da parte della famiglia e riaffermando una verità storica per l’intero territorio. La sentenza, frutto dell’azione legale seguita dall’avvocato Saverio Agostini, ha riconosciuto la responsabilità della Germania per l’uccisione di un civile durante la ritirata dell’esercito nazista verso nord, una fase del conflitto segnata da numerose stragi ed eccidi in tutto il Casentino. Il giudice ha ribadito il principio secondo cui i crimini di guerra non cadono in prescrizione, riaffermando il valore civile e istituzionale della memoria storica anche a distanza di molti decenni. Nato nel marzo del 1910 e colono di professione, Santini fu fatto prigioniero dai nazisti, costretto ai lavori forzati e infine ucciso all’età di 34 anni. Fu impiccato a un’antenna della luce elettrica nella località San Piero in Frassino e il suo corpo rimase esposto per tre giorni. All’epoca dei fatti i suoi due figli avevano cinque anni e diciassette mesi. A quasi ottant’anni di distanza, i familiari hanno scelto di intraprendere un percorso giudiziario per ottenere il riconoscimento ufficiale dell’accaduto e vedere finalmente affermata una verità storica e giuridica rimasta per decenni senza risposta, restituendo dignità alla vittima e ai suoi familiari. Il risarcimento sarà erogato dal fondo istituito presso il Ministero dell’Economia e delle Finanze per gli eredi delle vittime dei crimini di guerra commessi dalle forze del Terzo Reich tra il 1° settembre 1939 e l’8 maggio 1945, in attuazione dell’accordo tra la Repubblica Italiana e la Repubblica Federale di Germania per il ristoro delle lesioni dei diritti inviolabili dei civili. “Questa sentenza – commenta il sindaco di Ortignano Raggiolo, Emanuele Ceccherini – consente di ottenere un giusto risarcimento economico ma, soprattutto, di riconoscere una verità storica e una responsabilità giuridica rimaste troppo a lungo sospese. Ringraziamo l’avvocato Agostini e i dipendenti comunali che, attraverso un’attenta ricerca d’archivio, hanno contribuito a riportare luce su un drammatico episodio del nostro territorio. È un atto di giustizia verso una vittima innocente e un messaggio forte per le comunità: i crimini di guerra non si dimenticano e non si cancellano con il passare del tempo”.

