Siena, al lavoro per correre il Palio nel 2022

Siena, palio 2 luglio

Dopo due anni di assenza, questa estate potrebbe essere quella giusta per rivedere il palio di Siena. L’ultima edizione è stata il 16 agosto 2019, poi lo scoppio della pandemia da Coronavirus e l’impossibilità di garantire la sicurezza in Piazza Del Campo.

Oggi, 14 gennaio, il sindaco di Siena Luigi De Mossi nel corso di una conferenza stampa ha spiegato che il Comune sta lavorando ad un protocollo che permetta di correre il Palio. Un protocollo d’intesa con il Cts, con delle limitazioni, ma che al tempo stesso mantenga inalterati i valori sociali del Palio. Come affermato sempre dal sindaco De Mossi, resteranno i punti fermi della tradizione e della festa di popolo.

Alla conferenza stampa erano presenti anche il rettore del magistrato delle contrade Claudio Rossi e il decano dei capitani Marco Antonio Lorenzini.

“L’obiettivo – ha aggiunto il primo cittadino – è correre il Palio del 2022, pensando a un protocollo sanitario che non stravolga i valori del rito. La città ha sofferto da tanti punti di vista l’assenza della nostra festa di popolo per la pandemia”.

Siena senza il suo Palio è una città in sofferenza, e l’attesa di questi due anni è stata molto difficile per i cittadini. Lo scorso anno un tentativo è stato fatto, ma poi la crisi pandemica si è rivelata troppo grave. Ma dal lavoro fatto nei dodici mesi scorsi qualcosa può essere salvato. “La macchina è stata messa in moto anche nel 2021 – ha spiegato De Mossi – sia per non lasciare niente di intentato, che per cominciare a lavorare appunto per il 2022. Abbiamo avuto colloqui con i rappresentanti del governo proprio per insistere sull’unicità e la peculiarità del Palio di Siena, scevro da qualsiasi vicinanza a manifestazioni a cui può essere assimilato.”

“Per questo abbiamo lavorato a un emendamento legislativo – ha concluso il sindaco – rispetto all’attuale normativa, consegnato fin dallo scorso 10 settembre per costruire un protocollo ad hoc per il Palio. Resta aperto e costante il dialogo con le altre istituzioni territoriali e con quelle sanitarie”.

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