Siccità in Toscana, Orlandini: “Serve rete d’invasi e impianti d’irrigazione”

Siccità in Toscana

Continua la crisi legata alla siccità anche in Toscana. A parlare oggi è stato Simone Orlandini, direttore del Dipartimento di scienze e tecnologie agrarie, alimentari, ambientali e forestali (Dagri) dell’Università di Firenze.

Per Orlandini per combattere la siccità e la conseguente mancanza d’acqua bisogna, “raccogliere e ridistribuire: servono impianti di irrigazione che sfruttino l’acqua raccolta negli invasi. Non possiamo pensare che Bilancino possa soddisfare tutte le necessità, dalla città alle colture; occorre realizzare una rete di bacini di piccole, medie e grandi dimensioni che vadano a soddisfare le esigenze idriche del settore primario”. Orlandini auspica interventi rapidi a fronte della grande siccità che sta mettendo a dura prova la Toscana oltre al resto d’Italia.

“I laghetti collinari, costruiti negli anni Sessanta, andrebbero ripresi e ristrutturati – aggiunge in una nota -. Il territorio regionale presenta comunque una morfologia che ben si adatta anche a nuove realizzazioni: gli invasi sono preziosi sistemi d’immagazzinamento dell’acqua che, insieme a opere di canalizzazione, drenaggio e terrazzamenti servono, anche sul fronte apposto, a regimentare deflussi estremi evitando dissesti idrogeologici e allegamenti”.

Per Orlandini, “l’aspetto da mettere in rilievo è che nel complesso l’acqua non manca, ma si distribuisce in modo non regolare e non rispondente alle esigenze della agricoltura. Si osservano periodi in cui piove troppo, con danni al territorio, intervallati da periodi prolungati di siccità, con danni alle colture”.

“Negli ultimi anni – prosegue – il tema della siccità sta assumendo una dimensione strategica per il futuro dell’agricoltura che rappresenta uno dei settori produttivi maggiormente dipendenti dalla disponibilità idrica. Inoltre siccità e ondate di calore si presentano congiuntamente. La tecnica mette oggi a disposizione impianti irrigui che consentono di massimizzare l’efficienza dell’uso dell’acqua – conclude il professor Orlandini -, riducendo le perdite e massimizzando i benefici per le colture e per gli allevamenti”.

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