Sanità: Toscana prima in Italia per livelli assistenza

ospedale Versilia

Secondo lo studio curato da Agenas la Toscana è anche fra le Regioni che durante la pandemia hanno perso meno prestazioni ambulatoriali durante l’anno 2020

La Toscana è prima in Italia per i livelli essenziali di assistenza, LEA, ovvero la griglia  formata da un set di indicatori rappresentativi dei diversi ambiti sanitari: assistenza collettiva, assistenza distrettuale e assistenza ospedaliera. Ogni indicatore viene pesato e misurato in base ai valori “soglia” previsti nel sistema di misurazione, dando luogo a un punteggio finale, che va da un minimo di -25 ad un massimo di 225.

Nel dettaglio, i risultati 2019 consolidano per la prevenzione i risultati già raggiunti negli anni passati, ovvero lla % di bambini vaccinati per polio, difterite, tetano, epatite B, pertosse, Hib, conferma il valore degli ultimi anni, superando la soglia del 95% in tutte le aziende sanitarie così come la copertura vaccinale nei bambini a 24 mesi per una dose di vaccino contro morbillo, parotite, rosolia (mpr). La copertura vaccinale per vaccinazione antinfluenzale negli anziani non fa registrare miglioramenti significativi e rimane una criticità. Nessuna criticità si registra per quel che riguarda, invece, i controlli effettuati dai dipartimenti di prevenzione in ambito veterinario e alimentare.

“Il punteggio ottenuto parla chiaro. La Toscana eccelle non solo per la tanta assistenza e di qualità, ma anche per le tante prestazioni specialistiche appropriate – dichiara l’assessore regionale alla sanità, Simone Bezzini -. Inoltre, emerge che i nostri cittadini si ricoverano tutti, oltre il 95%, negli ospedali toscani, a testimonianza di una profonda fiducia nella qualità assistenziale toscana. Il nostro sistema sanitario, grazie ai suoi professionisti, ha dunque risposto in modo positivo ai bisogni di salute dei nostri cittadini come in nessun’altra Regione”.

“Lo studio di Agenas -aggiunge Bezzini- ci dice, inoltre, che la Toscana è fra le Regioni che durante la pandemia hanno mostrato più capacità di resilienza, riducendo meno delle altre le prestazioni ambulatoriali durante l’anno 2020. Ora è il momento di pensare a quello che succederà dall’autunno in poi. Non ci potranno più essere due sanità parallele, una Covid e una no-Covid. Andrà quindi superato lo stato di eccezione e configurata una ‘nuova normalità’. Vanno valorizzate molte esperienze sviluppate in questi mesi, va fatto il tagliando all’apparato normativo e si devono attrarre le risorse del Pnrr, strutturando le politiche sanitarie del futuro, che vedranno al centro il territorio e il cittadino. In questo senso sarà importante anche l’esito del percorso degli Stati generali della salute, portato avanti con il Consiglio regionale. La fase impone di costruire insieme, da subito, la sanità post-emergenza, ragionando concretamente sui cinque anni di mandato amministrativo”.

 

 

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