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Ven 2 Ott 2026
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Rivolta al Don Bosco: 15 detenuti trasferiti. Osapp: “gravi danni, 50 posti in meno nella sezione”

Dopo l’arresto e il trasferimento altrove dei quattro detenuti ritenuti i promotori della rivolta nel carcere di Pisa, “altri cinque considerati fiancheggiatori, sono stati trasferiti in altri istituti e ulteriori sei hanno lasciato il Don Bosco oggi per un totale di 15 trasferimenti”. Lo ha reso noto il sindacato Uspp polizia penitenziari.

“La rivolta nel carcere Don Bosco  di Pisa dello scorso 30 settembre ha lasciato una sezione gravemente danneggiata”. E’ quanto riporta una nota dell’Osapp a cui risultano “circa 50 posti detentivi in meno”. “È la fotografia più chiara della distanza tra gli annunci sul Piano carceri propagandato dal ministro Nordio e la capacità dell’amministrazione penitenziaria di conservare e governare i posti che già possiede”, afferma Leo Beneduci, segretario generale Osapp.

Per il sindacato Uspp invece : “quanto accaduto dimostra ancora una volta che la polizia penitenziaria non può essere lasciata sola a gestire situazioni di questo livello . E’ fondamentale poter contare su personale adeguato, strumenti idonei e procedure operative chiare e tempestive. Particolare attenzione merita inoltre il fenomeno dell’introduzione e dell’utilizzo illecito dei telefoni cellulari negli istituti penitenziari”.

Per l’Uspp “la possibilità di trasmettere in diretta dall’interno di un carcere rappresenta un ulteriore elemento di criticità sul piano della sicurezza. Tutti gli aspetti della vicenda devono essere chiariti nelle sedi competenti e, accanto agli accertamenti sulle responsabilità individuali, siano adottate misure concrete per prevenire il ripetersi di episodi analoghi”.

“Il detenuto autore delle videoriprese era già noto all’amministrazione perché, secondo quanto ci risulta, a Sollicciano aveva già tentato l’evasione – rivela l’Osapp -, ma la risposta del provveditorato è stata quella di trasferirlo semplicemente a Pisa anziché affrontarne compiutamente il profilo di pericolosità, verificare il percorso disciplinare e valutare gli strumenti previsti dall’ordinamento. Da un problema non gestito ne sono così scaturiti due: prima una rivolta, poi una sezione resa inutilizzabile con la perdita di circa 50 posti. E nella notte successiva all’evento si è continuato con lo stesso metodo, trasferendo lui e altri detenuti verso istituti del distretto nei quali le tensioni sono già evidenti. Questo non è governo della popolazione detenuta, è il trasferimento sistematico dei problemi da un carcere all’altro, un tour dei disastri penitenziari”.

“Per ciò che riguarda la Toscana, a Sollicciano intere sezioni sono già fuori disponibilità per effetto dei sequestri, a Pisa se ne perdono altre per i danneggiamenti, mentre a Livorno, Prato, Massa e Porto Azzurro continuano a concentrarsi criticità e tensioni continua -. In queste condizioni parlare di Piano carceri rischia di diventare paradossale: si annunciano nuovi posti mentre l’amministrazione perde quelli esistenti perché non riesce a governare adeguatamente la sicurezza, la classificazione e la gestione dei detenuti più problematici”