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ll Presidente della Repubblica Sergio Mattarella visiterà domani la “Stanza Rosa” dell’ospedale Misericordia di Grosseto. Si tratta del luogo in cui è nato e si è sviluppato il Codice Rosa, il protocollo sanitario nazionale per l’assistenza e la tutela delle donne e delle fasce più vulnerabili vittime di violenza, grazie all’idea, l’impegno e la guida della dottoressa Vittoria Doretti. Una visita a due settimane dal femminicidio di Lorena Isceri che rappresenta la valorizzazione di uno strumento che dal nostro territorio è diventato esempio di contrasto alla violenza di genere.
Il servizio di Chiara Brilli
Una visita che vuol dire molto di più. Riconoscimento del lavoro a servizio della comunità, ma anche presenza e sostegno istituzionale in quei luoghi che sono stati pionieristici nella necessità di professionalità e formazioni adeguate per riconoscere i segnali di aiuto, il non detto, quelle ferite, quelle scuse che andavano ben oltre l’incidente domestico e rappresentavano un momento delicatissimo per la donna ed il suo riconoscimento di essere vittima e di aver bisogno di aiuto, oltre la paura. Il Codice Rosa è il protocollo nazionale per l’assistenza socio-sanitaria alle vittime di violenza (in particolare donne, minori e persone vulnerabili). La sua nascita, l’evoluzione e il significato istituzionale si legano a una storia d’eccellenza della sanità italiana che parte proprio dalla Toscana non senza fatica e difficoltà ed anche riserve verso un approccio al fenomeno che in realtà si è rivelato una crescita collettiva per la rete degli strumenti di accoglienza e tutela. Nato sperimentalmente nel 2009 presso l’allora Asl 9 di Grosseto, all’interno del Pronto Soccorso dell’Ospedale della Misericordia è stato ideato e guidato dalla dottoressa Vittoria Doretti e dalla sua équipe. L’obiettivo iniziale era creare una corsia d’accesso protetta e riservata all’interno del pronto soccorso (la cosiddetta “Stanza Rosa”) per accogliere le vittime di abusi, garantendo loro privacy, tutele sanitarie e protezione immediata. Ma è servito poi a intercettare precocemente i casi di violenza sommersa, tanto da diventare un modello esteso prima a tutta la Regione Toscana e successivamente diventato la base per le linee guida e i protocolli assistenziali nazionali in ogni ospedale d’Italia.
Visitare il luogo esatto in cui è nato il protocollo significa legittimare e rendere omaggio a un modello organizzativo e culturale che ha cambiato il modo in cui anche il mondo sanitario approccia le vittime, ribadendo che il contrasto alla violenza è una priorità costituzionale della Repubblica.


