Il flop burocratico del reddito di reinserimento

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    Il Reddito regionale di reinserimento lavorativo si è rivelato un flop burocratico a pochi mesi dal suo avvio. La misura, fortemente voluta dalla giunta di Eugenio Giani come compromesso politico per blindare l’alleanza con il Movimento 5 Stelle, ha stanziato 23 milioni di euro con l’obiettivo teorico di assistere oltre 11.000 cittadini rimasti senza ammortizzatori sociali. Tuttavia, i dati ufficiali emersi in Consiglio regionale hanno scoperchiato il fallimento: a fronte di oltre 1.200 tentativi di accesso, i requisiti iniziali si sono dimostrati talmente rigidi, stringenti e farraginosi da permettere l’accoglimento di appena 47 o 48 domande in tutta la regione. Nonostante i correttivi d’emergenza approvati a maggio per allargare la platea ed eliminare i vincoli più penalizzanti (come l’esclusione di chi aveva carriere discontinue), le opposizioni di centrodestra sono andate all’attacco denunciando la paralisi di milioni di euro che restano congelati a causa di calcoli elettorali, mentre i reali percorsi di inserimento e le agenzie per il lavoro rimangono al palo. 

    Raffaele Palumbo ne parla  con Silvio Berlingieri Cgil Toscana Dipartimento mercato del lavoro, Alessandro Tomasi leader delle opposizioni di Centro destra in Consiglio regionale e con il prof. Andrea Valzania sociologo Unisi.