La vicenda giudiziaria che riguarda la morte di Riccardo Magherini non è ancora chiusa. L’Avvocatura dello Stato ha infatti presentato ricorso contro la condanna inflitta all’Italia dalla Corte europea dei diritti dell’uomo. Magherini era morto nella notte tra il 2 e il 3 marzo 2014 a Firenze durante un fermo dei Carabinieri.
Lo Stato italiano fa ricorso. E lo fa presso la Cedu, la Corte europea dei diritti dell’uomo che aveva riconosciuto la violazione del diritto alla vita di Magherini, evidenziando gravi lacune sia nelle modalità di intervento delle forze dell’ordine sia nelle indagini successive. La vicenda risale alla notte tra il 2 e il 3 marzo del 2014, dodici anni fa. Quella notte Riccardo Magherini vagava in stato confusionale. Non scappava, ma chiedeva aiuto perché convinto di essere in pericolo. Quando arrivarono i Carabinieri venne immobilizzato a terra e in breve morì soffocato. Due condanne nei gradi di merito, Tribunale, Corte d’Appello e Cassazione hanno assolto i carabinieri con la motivazione che non potevano rendersi conto che stava morendo soffocato. Le testimonianze vanno in un’altra direzione, così come gli audio e i video di quella notte. Poi, di recente, lo scorso gennaio, la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo ha condannato lo Stato italiano con una sentenza pilota. Ed oggi lo Stato italiano, attraverso l’Avvocatura presenta, all’ultimo giorno utile, il ricorso contro la condanna inflitta all’Italia dalla Cedu, riaprendo di fatto la vicenda. La sentenza della Corte di Strasburgo, adottata all’unanimità, aveva riconosciuto la violazione del diritto alla vita di Magherini, evidenziando gravi lacune sia nelle modalità di intervento delle forze dell’ordine sia nelle indagini successive. La condanna prevedeva anche un risarcimento di 140 mila euro per i familiari e l’invito all’Italia ad adottare misure legislative specifiche per regolamentare le tecniche di contenimento durante i fermi. Al momento non è chiaro se esistano reali margini per ribaltare la decisione.


