Pistoia, rito magico per obbligare donne a prostituzione, 2 arresti

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Un uomo e una donna, sono stati arrestati dalla polizia di Pistoia per tratta di persone, tentata estorsione, sfruttamento e favoreggiamento della prostituzione, reati commessi contro alcune loro connazionali fatte entrare in Italia e successivamente avviate alla prostituzione in alcune città italiane, tra le quali Prato.

I due, di origine nigeriana e residenti in Valdinievole, ora si trovano l’uno in carcere e l’altra con obbligo di dimora. Dalle investigazioni, dirette dal sostituto procuratore Angela Pietroiusti della Dda di Firenze, è emerso che le donne, prima della partenza dalla Nigeria, venivano sottoposte a un particolare rito detto ‘Ju Ju’: al termine venivano praticati alcuni fori alle mani con oggetti appuntiti. Il sangue fuoriuscito veniva poi mischiato ad una sostanza nera con cui si spalmavano le ferite.

Le ragazze  avviate alla prostituzione  arrivavano in Italia attraverso la rotta libica dell’immigrazione clandestina, anche attraversando il mare sui barconi. Una volta in Italia, risultavano debitrici di 35 mila euro che avrebbero dovuto ripagare attraverso l’attività di prostituzione. Solo allora sarebbe stato sciolto il vincolo magico. Inoltre, sempre allo scopo di tenere le ragazze in uno stato di soggezione fisica e psicologica, venivano minacciate le famiglie d’origine in Nigeria. Nel corso delle perquisizioni sono stati rinvenuti confezioni di preservativi e farmaci per procurare l’aborto (una delle prostitute aveva già subito due aborti spontanei).


Riguardo al rito magico, lo ‘Ju Ju’ al quale erano sottoposte e a cui credevano per superstizione e timore di violenze, è stato descritto agli inquirenti da una delle vittime. “Veniva prelevato del materiale organico – ha riferito il dirigente della mobile, Antonio Fusco – e indumenti intimi che poi venivano chiusi in un sacchetto e tenuti di da parte della madame che ha organizzato il viaggio, in più venivano procurate con un oggetto appuntito delle ferite alle mani, fino a farle sanguinare, per poi mischiare questo sangue con una sostanza nera e poi coprire le ferite e infine veniva fatto mangiare l’organo di un animale e poi fatto bere della grappa”.
Le indagini proseguono sui due connazionali aguzzini, Eghosa Odigie, 34 anni, e Omorovbye Joyce Uhunmwuosere, 34 anni, entrambi di Benin City (Nigeria) e abitanti a Buggiano (Pistoia), anche per stabilire quanto vasta fosse la rete di sfruttamento e in che luoghi dell’Italia.

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