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Gio 23 Lug 2026
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Palagi: un parcheggio privato nel deposito bus elettrici di viale Aleardi

 “Non troviamo alcun atto del Comune che abbia autorizzato quella rimozione o quel cambio d’uso” afferma Palagi, capogruppo di SPC in consiglio comunale

“Un manufatto pubblico nato come deposito e stazione di ricarica per i bus elettrici è oggi un parcheggio commerciale privato”. Lo fa sapere Dmitrij Palagi, capogruppo di Sinistra progetto Comune Firenze a proposito dell’immobile di viale Aleardi 49 (abbandonato per anni e diventato rifiugio per senza dimora), per il quale ha effettuato un accesso agli atti.

“Di proprietà del Comune di Firenze, è gravato da un vincolo di utilità pubblica ed è in concessione a Firenze mobilità fino al 2033. Un bene pubblico, costruito con risorse pubbliche per ricaricare autobus a zero emissioni, oggi ospita lo stoccaggio e il noleggio di auto private: l’ultima segnalazione allo Sportello unico, nel 2025, lo qualifica come ‘autorimessa commerciale in area all’aperto’ di 700 metri quadri. Il rovesciamento della funzione è totale”. Con i canoni, sottollinea “incassati non dal Comune, da Firenze mobilità (società veicolo a controllo indiretto e a maggioranza privata) e che servono a ripagarne il debito bancario”. Tuttavia, puntualizza, “non troviamo alcun atto del Comune che abbia autorizzato quella rimozione o quel cambio d’uso”.

E anche sul fronte della gestione Palagi chiede chiarezza: “Si sono succedute più società di piccole dimensioni, con la stessa sede e la stessa amministrazione. La prima è uscita di scena lasciando canoni non pagati per circa 35.000 euro; il ramo d’azienda ‘gestione del parcheggio di viale Aleardi’ è stato poi ceduto a un’altra società, allo stesso indirizzo, per 34.000 euro. E il contratto d’affitto, firmato nel 2021, risulta registrato solo alla fine del 2025: oltre quattro anni dopo”.

Da qui la richiesta di un nuovo accesso agli atti, per sapere quando sia stato rimosso il vincolo di utilità pubblica e cambiata la destinazione dell’immobile; se l’uso ad autorimessa sia conforme al titolo urbanistico; se il Comune, come proprietario e concedente, abbia autorizzato le locazioni e le cessioni; quali esiti abbiano avuto i controlli sulle attività avviate; e dove finiscano i canoni. Anche perché, conclude “nulla di tutto questo è mai passato dal Consiglio comunale”.