Open, Cassazione:” Fondazione non operava come Partito”

Marco Carrai, fondazione Open
MARCO CARRAI IMPRENDITORE © Imagoeconomica

Rese note le  motivazioni della Cassazione che ha ordinato i dissequestri per i pc e i cellulari di Marco Carrai. Un verdetto che non potrà non influire sull’inchiesta con al centro la fondazione Open nella quale i magistrati fiorentini contestano, tra gli altri, a Matteo Renzi, Maria Elena Boschi e Luca Lotti i reati di finanziamento illecito ai partiti, traffico di influenze, corruzione, autoriciclaggio ed emissione di fatture per operazioni inesistenti

A pochi giorni dall’udienza preliminare, fissata per il 4 aprile, arrivano le motivazioni della Cassazione che ha ordinato i dissequestri per i pc e i cellulari di Marco Carrai. Un verdetto che non potrà non influire sull’inchiesta nella quale i magistrati fiorentini contestano, a vario titolo, a lui e ad altri dieci imputati – tra cui Matteo Renzi, i parlamentari Maria Elena Boschi e Luca Lotti – i reati di finanziamento illecito ai partiti, traffico di influenze, corruzione, autoriciclaggio ed emissione di fatture per operazioni inesistenti.  Secondo la Cassazione, è  consentito alle fondazioni di partito raccogliere fondi, erogare somme per contribuire al finanziamenti di iniziative in favore di partiti, movimenti politici o loro articolazioni interne, e i giudici del riesame avrebbero dovuto, in via preliminare, verificare se l’attività della Fondazione Open avesse esorbitato o meno dall’ambito “fisiologico” della fondazione politica, invece ha considerato Open una “articolazione politico-organizzativa” del Pd “esclusivamente in ragione della funzione servente” in favore delle “corrente renziana”.

Open, è la tesi, avrebbe agito come una articolazione di partito e ricevuto 3,5 milioni in violazione delle norme sul finanziamento ai partiti. Secondo la Cassazione, che per la terza volta ha annullato – stavolta senza rinvio – il sequestro probatorio nei confronti di Carrai, il tribunale del Riesame nel qualificare la Fondazione Open come articolazione politica non ha tenuto conto delle precedenti pronunce della Cassazione sullo stesso caso e della disciplina sulle fondazioni politiche. L’impianto dell’inchiesta considera Open come ‘articolazione’ di partito politico: una tesi contestata dalla difesa e che non convince la Cassazione, che aveva già esaminato la questione nel settembre 2020 e nel maggio 2021.

“Nel qualificare la Fondazione Open, del quale Carrai era componente del consiglio direttivo, ‘articolazione politico-organizzativa del Partito Democratico (corrente renziana)”, secondo il collegio, il riesame non ha “rispettato i principi già affermati dalle sentenze “emesse dalla stessa Cassazione e non ha considerato “compiutamente la disciplina dettata per le fondazioni politiche” nella normativa vigente all’epoca dei fatti, che all’articolo 5 del dl 149 del 2015, ricorda la Cassazione, “espressamente riconosce e consente che le fondazioni di partito possano raccogliere fondi, erogare somme a titolo di liberalità e contribuire al finanziamenti di iniziative”. “Il riesame avrebbe dovuto verificare se l’attività di Open avesse esorbitato o meno dall’ambito fisiologico della fondazione politica”, invece, scrivono i giudici, in sostanza ha rinvenuto il ‘fumus’ del delitto, ma non ha dimostrato il carattere illecito del finanziamento. “Noi siamo i primi ad aver fiducia nella giustizia – è il commento del presidente di Italia Viva Ettore Rosato – ed essere stati oggetto di un palese abuso è stato doloroso e difficile da spiegare.

Oggi lo spiega la Cassazione nelle motivazioni dell’ordinanza con cui ha annullato i provvedimenti di quei magistrati che, continuo a pensarlo, non erano guidati dall’interesse della giustizia nel loro lavoro”. Intanto sono stati interrogati ieri in procura l’avvocato Luca Casagni Lippi e l’imprenditore Alessandro Di Paolo, indagati in un secondo filone dell’inchiesta. I pm fiorentini contestano ai due l’accusa di traffico di influenze in concorso con l’avvocato Alberto Bianchi. Sempre ieri inoltre i magistrati avrebbero sentito una terza persona, non indagata, ritenuta informata sui fatti. “Abbiamo chiarito la nostra posizione”, afferma il difensore di Casagni Lippi, l’avvocato Francesco Maresca.

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