Nardella segretario PD? “Quando sarà maturo il momento per le candidature, vedremo”

Nardella

Il sindaco di Firenze, Dario Nardella a in un’intervista per Sky Tg 24, ha risposto alla domanda sulle sue intenzioni di candidarsi come prossimo segretario del Partito Democratico.

“Quando sarà maturo il momento per le candidature, per quanto mi riguarda, vedremo. – ha risposto Nardella – Ma ora sono concentrato sulle idee e sull’apertura del nostro partito a tutte le forze sane che vogliono dare una mano”.

“Io mi sento molto impegnato ora perché il congresso sia vero, sia aperto a tutti – ha anche detto -. Ci sono tanti sindaci civici che non hanno partito come Sala e Manfredi e anche altri di città meno grandi, che secondo me devono stare dentro in un dibattito. Io sono per spalancare le porte del Pd a chi vuole dare un contributo di idee e di esperienza, lavoriamo sulle idee e sui valori”.

“Per il Pd c’è una grande prateria e forse con un bel bagno di umiltà possiamo risalire la china e riconquistare la fiducia degli italiani perduti. – ha detto Nardella dopo aver anche detto che – il Pd è vivo e vegeto, in tante realtà, nelle città e nelle regioni che governiamo. Bisogna aprire il dibattito nei territori, alla società civile, ai sindaci, alle forze sociali ed economiche”. “Io – ha aggiunto – vedo tante opportunità se teniamo legato il percorso del congresso con le attività di opposizione ‘giorno per giorno’ che dobbiamo fare incisiva e chiara nei confronti del Governo”.

“La prima riforma da fare è quella della legge elettorale che è pessima, mica quella del presidenzialismo, mi si dirà che è stata promossa dal Pd e all’epoca da Rosato che era nel Pd. Ma che vuol dire? Per rimane una legge elettorale pessima”.

“Perché non si rimette la preferenza nella legge elettorale? Perché dobbiamo mettere i listini bloccati? Questa è una riforma che va fatta, mica il presidenzialismo”. “Non credo – ha aggiunto – che il 35% degli italiani non abbia vota perché non c’è il presidenzialismo. Non sono andati a votare perché non si sentono rappresentati”.

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