Monoclonali: “troppi ritardi”, Italia Viva presenta risoluzione in Regione

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Scaremelli: “Oggi chi si ammala di Covid può in via volontaria essere sottoposto alla cura con anticorpi monoclonali  entro 72 ore. Ma serve coordinare, monitorare e organizzare questo lavoro”.

Italia Viva presenterà una risoluzione in consiglio regionale per chiedere che si faccia di più per promuovere l’uso degli anticorpi monoclonali nelle strutture ospedaliere toscane. “Basta ritardi sui monoclonali. Serve una cabina di regia dedicata e assumersi responsabilità per avere questo farmaco quanto prima”  afferma Stefano Scaramelli, capogruppo di IV in consiglio Regionale Toscana

“La cura al Coronavirus passa – dice Scaramelli – dall’ultima fase della sperimentazione del farmaco creato a Siena grazie a TLS e all’opera di Rino Rappuoli. Oggi chi si ammala di Covid può in via volontaria essere sottoposto alla cura con monoclonali entro 72 ore. Ma serve coordinare, monitorare e organizzare questo lavoro. Occorre che la collaborazione tra le ASL e le Aziende universitarie toscane sia reale, serve coinvolgere i medici di base, il volontariato e i Dipartimenti della prevenzione. Serve informazione ed organizzazione. Serve fare in fretta per evitare altre morti e salvare più vite possibili”.

“La Toscana deve e può fare di più; deve fare la Toscana e accelerare nella sperimentazione degli anticorpoi monoclonali anti Covid19” accusa  Scaramelli che nella risoluzione chiede al presidente Giani di attivare una cabina di regia preposta per l’organizzazione della somministrazione del farmaco.

“È indubbio – aggiunge Scaramelli – che i ritardi dell’autunno scorso, novembre 2020, siano ingiustificabili. In quella fase non dipendevano dalla Regione Toscana, adesso che siamo alla fase 2 e 3 i ritardi sulla sperimentazione, strettamente legati alla nostra sanità regionale, sarebbero imperdonabili. I nostri laboratori, i nostri scienziati, hanno dimostrato che la Toscana è una terra straordinaria. La politica sia alla loro altezza, contribuisca alla ricerca e alla cura perché può. Non solo a parole, ma nei fatti. Serve sapere – conclude Scaramelli – chi fa cosa, assumersi responsabilità e sentire propria questa sfida”.

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