Livorno: inchiesta liquami in fogne, accertati 7.000 sversamenti

Livorno

Livorno: inchiesta liquami in fogne, accertati 7.000 sversamenti. Nel dicembre del 2020 furono 3 gli arresti oltre a 7 indagati per l’inchiesta della guardia di finanza di Livorno, coordinata dalla Dda di Firenze, su un presunto smaltimento illecito di liquami domestici, con sversamenti nella rete fognaria pubblica livornese, in particolare intorno a Castiglioncello.

Le indagini, spiegano ora le fiamme gialle, avrebbero accertato 7.000 “svuotamenti di fognature, pozzi neri e fosse settiche di abitazioni residenziali e impianti industriali cui seguirono altrettanti” sversamenti in tombino. Attività svolta a ‘nero’, da una srl multiservizi con il ‘consenso’ dei clienti, che ha poi portato a recuperare a tassazione redditi ‘occultati’ al fisco, nell’arco di 5 anni, per un milione di euro, con 230 mila euro di Iva evasa constetata. L’inchiesta, condotta dai finanzieri della tenenza di Castiglioncello, spiega la gdf, è stata “definita su richiesta degli imputati” davanti al gup “con il patteggiamento della pena: 1 anno e 2 mesi di reclusione con sospensione condizionale della pena e la non menzione della condanna nel certificato del casellario per gli imputati, con pena pecuniaria di oltre 36.000 euro per la srl multiservizi”, che avrebbe eluso la normale procedura di smaltimento dei liquami, considerati rifiuti speciali non pericolosi, sversandoli direttamente nella rete fognaria pubblica.

L’azienda avrebbe omesso anche “la redazione dei formulari previsti per la movimentazione e la gestione di questa tipologia di rifiuti” e “la predisposizione della documentazione contabile comprovante le attività di svuotamento e pulizia delle fosse settiche e dei pozzi neri nei villini e negli impianti industriali di Rosignano e Castiglioncello, nella provincia a sud di Livorno” con ciò ottenendo “un importante risparmio sui costi, generando però una significativa evasione fiscale”.

Tutto ciò, prosegue la gf, “era reso possibile grazie al tacito consenso di parte della clientela, che, attratta dal prezzo applicato (circa 150 euro per ogni autospurgo che non veniva fatturato), inferiore del 20-30% rispetto a quello medio del mercato, al termine dell’intervento manutentivo dava il proprio assenso a non ricevere il documento fiscale.

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