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Ven 30 Gen 2026
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ToscanaCronacaInchiesta sfruttamento lavoro nella Gdo, 2 misure cautelari

Inchiesta sfruttamento lavoro nella Gdo, 2 misure cautelari

Una misura cautelare agli arresti domiciliari e una dell’obbligo di dimora per sfruttamento del lavoro, fatture false per somministrazioni di manodopera ed omesso versamento delle ritenute previdenziali, e beni per due milioni sequestrati. Lo rende noto la Guardia di finanza di Pistoia che ha dato esecuzione ai provvedimenti disposti dal gip nei confronti di 14 indagati e 17 aziende, operanti nel settore della grande distribuzione organizzata del facchinaggio e della ristorazione, attive su tutto il territorio nazionale.

Secondo quanto spiega una nota della Gdf, le indagini, coordinate dalla procura pistoiese, avrebbero documentato “un articolato sistema di frode, posto in essere da uno strutturato gruppo imprenditoriale, riferibile a due amministratori di fatto, originari della Toscana, di cui giĂ  interdetto dall’esercizio di attivitĂ  d’impresa”, destinatari delle misure cautelari. Le societĂ  oggetto degli accertamenti non solo si sarebbero avvalse di “illecite prestazioni di manodopera, ottenute sottoscrivendo fittizi contratti di appalto con societĂ  cooperative di lavoratori, ma come tali cooperative, anzichĂ© svolgere i servizi di facchinaggio e magazzinaggio contrattualmente pattuiti con una propria autonoma organizzazione di uomini e mezzi, in realtĂ  si limitassero alla sola somministrazione del personale, senza alcuna autorizzazione”.

In alcune occasioni poi le societĂ  committenti “avrebbero assunto ed impiegato parte dei 103 lavoratori attenzionati, molti dei quali reclutati approfittando del loro stato di bisogno, sottoponendoli a condizioni di sfruttamento” per “trattamenti retributivi e previdenziali meno garantistici”.

Per gli anni d’imposta dal 2019 al 2023 le imprese coinvolte, a fronte di fatture ricevute dalle coop per un imponibile complessivo di quasi 10,5 milioni di euro, sarebbe stata calcolata un’evasione dell’Iva per circa 2 milioni. Di qui il sequestro di beni riconducibili ai due principali indagati e il sequestro impeditivo dei beni aziendali e delle quote societarie di 17 imprese, operanti nel settore della Gdo, “tra cui un complesso di quattro noti ristoranti attivi nelle aree di Firenze, Campi Bisenzio e Rosignano Marittimo, uno dei quali gestito da un chef televisivo di rilievo nazionale”.