Mar 18 Giu 2024

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In viaggio dall’Ucraina incinta di 9 mesi: partorisce a Firenze

Il bambino si chiama Artem ed è stato partorito domenica sera all’Ospedale San Giovanni di Dio di Firenze. Il parto è avvenuto due giorni dopo il lungo viaggio in auto da Drohobych, in Ucraina, vicino a Leopoli, fino a Firenze. L’appello della nonna, “mia figlia ha una sistemazione solo per un mese”.

Artem è venuto alla luce domenica sera all’ospedale fiorentino San Giovanni di Dio ed è probabilmente fra i primi bimbi nati in Italia da madre rifugiata ucraina. E’ successo due giorni dopo il lungo viaggio in auto che da Drohobych, in Ucraina, vicino a Leopoli, ha portato in Italia, a Firenze e poi a Scandicci, la sua famiglia, mamma, babbo e due sorelle.

Alla nascita pesava più di 3 kg e mezzo e stava bene. Questo è quanto rende noto l’Azienda sanitaria Toscana centro che riporta il racconto della nonna materna di Artem: la donna, che abita a Scandicci, da settimane esortava la figlia a scappare. Giovedì 23 febbraio l’ha potuta riabbracciare insieme alle nipoti. Da Drohobych, in auto con loro, c’erano anche i due cani della famiglia perché, dice la donna, “non si potevano lasciare soli”. Due giorni dopo l’arrivo a Scandicci, è nato Artem.

Il dott. Luigi Tancredi che domenica 27 insieme a un’ostetrica ha fatto nascere il bimbo originario dell’Ucraina, porta con sé l’emozione di una nascita alla 43/a settimana di gestazione, oltre termine e oltre ogni resistenza. In sala parto c’era anche la nonna di Artem che parla l’italiano e racconta che per dare un supporto anche linguistico alla figlia, ha potuto assistere alla nascita: “Sono arrivati in Italia per miracolo – dice – Ora vogliamo ringraziare l’ospedale per come ha fatto sentire mia figlia, proprio come se fosse a casa”.

“L’ospedale si è appellato alla Convenzione di New York sull’adeguata assistenza e tutela al fanciullo – dichiarano dalla direzione dell’ospedale – E’ una storia che ci ha coinvolti tutti”. La mamma di Artem ora è felice e piange, racconta la nonna. I primi giorni è stata in hotel, la madre poi l’ha aiutata a trovare una sistemazione provvisoria per un mese. E’ ancora la madre a lanciare un appello: “Un mese finirà presto. Mia figlia ha bisogno di una sistemazione più duratura”.

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