Giani pronto ad estendere l’uso del green pass

Giani
©Controradio

Firenze, il governatore della Toscana Eugenio Giani, non teme di essere impopolare e si dice pronto ad estendere l’uso del Green pass anche per entrare in altri luoghi.

“La gente deve svegliarsi. E vaccinarsi” ha detto il presidente Giani in un’intervista alla Stampa, in edicola domenica 29 agosto.

Nell’intervista Giani afferma che il 30 settembre, data in cui si dovrebbe arrivare all’80% di copertura vaccina in Italia, “se ne ce sarà bisogno, firmerò un’ordinanza che estenderà l’obbligo di Green Pass anche a luoghi e categorie per i quali non è ancora previsto – chi non si vaccina deve stare a casa, spiega Giani – Se dovrò prendere misure impopolari, le prenderò lo stesso”.

La Regione non ha ancora scelto a quali luoghi estendere il certificato verde, “deciderò dopo essermi confrontato con gli esperti della comunità scientifica – spiega il presidente della Toscana – E credo in ogni caso che anche a livello nazionale si vada, giustamente, verso un’estensione del Green Pass”.

Favorevole al Green pass sui luoghi di lavoro, Giani punta alla certificazione anche per le mense aziendali, “luoghi assimilabili ai ristoranti”. Per il presidente toscano, così come fu per il vaiolo, l’obbligo vaccinale “nelle attuali circostanze, mi sembrerebbe del tutto naturale”.

Alla domanda dell’intervistatore sul perché questi provvedimenti verrebbero presi il 30 settembre e non subito, Giani risponde: “Perché secondo il generale Figliuolo per quella data dovremmo arrivare all’80% di vaccinati, quindi all’immunità di gregge. La Toscana non è lontana perché siamo già al 73,5. E da lunedì sarà possibile vaccinarsi negli hub senza prenotazione. Quindi non ci sono più alibi: se non lo fai, è una tua scelta. Libero di non vaccinarti, non di renderti pericolosi per gli altri”.

Ed alla domanda se non sarebbe meglio introdurre direttamente l’obbligo vaccinale, il presidente Giani spiega: “Io ho nella memoria la cicatrice sul braccio quando fui vaccinato contro il vaiolo. All’epoca era obbligatorio e nessuno protestava. L’Italia ha spesso fatto ricorso all’obbligo. Nelle attuali circostanze, mi sembrerebbe del tutto naturale”.

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