🎧 Geopolitica: chi sta vincendo la ‘guerra dei vaccini’?

Massa
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🎧 Geopolitica: chi sta vincendo la 'guerra dei vaccini'?
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Ne abbiamo parlato on il professor IGOR PELLICCIARI, docente di relazioni internazionali ad Urbino ed alla Luiss G.Carli

Case farmaceutiche che si combattono fette di mercato, vaccini ‘permessi’ ed altri ‘proibiti’, pacchetti vacanza con inoculazione annessa: intorno ai vaccini si stanno scatenando appetiti più diversi. E naturalmente, trattandosi di una questione molto sensibile dal punto di vista della salute ed avvertita come vitale, anche le diplomazie sono al lavoro per utilizzare i vaccini per allargare la propria influenza.

“La portata geo-politica di questa corsa è addirittura maggiore di quella già notevole che allo scoppio della pandemia riguardò la ricerca dei vari dispositivi medici di protezione dal virus, sui quali si registrò una nuova guerra degli aiuti con alcuni Stati-donatori a competere nell’assistere gli stessi beneficiari.Oggi sembra riproporsi un altro capitolo di questa vicenda, con al centro degli aiuti non più il materiale sanitario d’emergenza ma i vaccini, vero asset del momento£ dice il professor Igor Pellicciari. secondo cui esistono due modelli: il Vaccino occidentale (economico) e quello Orientale (politico).

il vaccino occidentale, sostiene Pellicciari è ‘privato, fatto da imprese, ha una finalità almeno in origine meramente commerciale, un controllo politico indiretto, è volto alla ripartenza del paese, e solo secondariamente ha un target internazionale, quello della cooperazione a livello strategico”. il vaccino orientale invece è “pubblico (statale), ha sin dall’origine una finalità geopolitica, un controllo politico diretto, un obiettivo nazionale volto alla creazione del consenso ed è volto alla creazione di alleanze attraverso la politica degli aiuti economico-sanitari per ampliare la propria influenza”.

“In questa terza fase pandemica la politica estera degli aiuti sanitari è dominata dai paesi del Vaccino Geopolitico Orientale che corrono quasi in solitaria una gara cui i paesi del “vaccino economico eccidentale” partecipano per ora con poca convinzione (si veda la campagna multilaterale Covax)” aggiunge il professore. “Donatori “politici” attivi nella prima fase pandemica, oggi sono assenti in parte perché presi dalla priorità “economica” della finalizzazione delle proprie campagne di immunizzazione e in parte perché non hanno un controllo diretto sulla produzione e distribuzione di vaccini che sono di natura privata e rispondono a logiche commerciali”.

“Per Bruxelles -sottolinea Pellicciari-  è un passo che implica due ordini di problemi. Nell’immediato, accettarlo con troppa convinzione significherebbe ammettere il fallimento non solo della strategia vaccinale multilaterale ma anche dell’intera impostazione privatistica scelta a monte per il vaccino economico occidentale. Ne risentirebbe la già consistente crisi di legittimità politica europea.Ancora più evidente sarebbe il cortocircuito del chiedere un vaccino di Stato alla Russia proprio mentre da alcuni anni questa è oggetto di un netto isolamento diplomatico da parte dell’Ue. Poiché non esiste il precedente di un beneficiario che mantiene sanzioni nei confronti di un suo donatore è prevedibile che le relazioni europee nei confronti di Mosca dovrebbero subire una revisione in senso distensivo ed espansivo.”

Vi è infine la posizione di Roma, divisa tra la necessità oggettiva di aprirsi ad altri vaccini, sostenuta peraltro da gran parte della pubblica opinione, e la difficoltà a fare uno strappo verso la Ue e muoversi bilateralmente, sia per la partita ancora aperta del Recovery Fund che per lo stesso carisma europeo e atlantista di Mario Draghi.

 

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Gianni
Gianni
1 mese fa

TSO. Il vaccino di stato russo non ha niente a che vedere con una politica statale di sanità per tutti. È l equivalente in una società totalitaria del vaccino delle multinazionali