Fondazione Caponnetto: Calleri, “Per chi combatte la mafia è l’ora più buia”

Caponnetto
Foto archivio Salvatore Calleri e Renato Scalia Fondazione Caponnetto
Dichiarazione di Salvatore Calleri, presidente della Fondazione Antonino Caponnetto in occasione della Giornata della Memoria e dell’Impegno in ricordo delle vittime innocenti delle mafie.

Oggi è il momento più difficile nella lotta contro la mafia da 30 anni a questa parte.
Ciò che chi combatte realmente la mafia, noi insieme ad altri, temevamo è puntualmente avvenuto: la fine del cosiddetto doppio binario.
Per i non addetti ai lavori il doppio binario e quell’insieme di norme antimafia speciali nate con il sangue delle vittime. In parole povere la mafia vien trattata peggio dei criminali comuni. L’ergastolo per un mafioso era vero, ossia senza fine pena. Il 41bis era vero, ossia senza alcuna possibilità di mandare ordini all’esterno ed altro ancora.
Oggi in nome di una sorta di buonismo pro mafia volontario, indotto oppure involontario, consapevole od incosapevole, il risultato non cambia, abbiamo de facto eliminato il doppio binario.
Eppure oggi la mafia è forte. Tremendamente forte. L’allarme lanciato più volte dall’Europol , dalla Dna, dalla Dia e da tutte le forze dell’ordine sull’attenzione da porre prima dello stanziamento dei recovery fund potrebbe essere un fulgido esempio di antimafia del giorno prima, ma temo rimarrà un grido nel vuoto.
La sensazione è che in modo silente si sia scelto di riconvivere con la mafia.
Oggi in Italia si stanno perdendo pezzi per strada della normativa che a livello internazionale ci invidiano.
Le norme sulle interdittive e white list, vengono messe in discussione. Le norme sullo scioglimento dei comuni anche. Siamo arrivati al punto che non è sufficiente che il Consiglio di Stato dica che determinati comuni vadano sciolti, si prende tempo e si mira ad abolire la normativa.
Per chi combatte la mafia è l’ora più buia.
Le poche note positive sono i numerosi procedimenti contro la mafia in corso ed il primo ergastolo al boss Nino Madonia per il duplice omicidio del poliziotto Nino Agostino e della moglie incinta, Ida Castelluccio, uccisi il 5 agosto 1989. Un primo segnale di giustizia che il padre di Nino, Vincenzo non ha mai smesso di chiedere e che è arrivato dopo 32 anni.
Se i cittadini per bene non batteranno un colpo lo Stato perderà, la lotta alla mafia deve ritornare tema fondante nella vita democratica del Paese”.

“Attraverso l’azione di Libera siamo attenti alla situazione di assoluta fragilità che vive il nostro sistema economico, mai come ora noi ci troviamo a vivere il pericolo di infiltrazioni. Una recente statistica accerta che l’82% degli italiani percepisce l’infiltrazione mafiosa proprio quando la condizioni della pandemia rende molto precario il livello di proprietà dei beni. Ecco quindi la necessità di alzare davvero un muro rispetto ai potenziali elementi di infiltrazione mafiosa, attraverso tante azioni che possiamo fare come istituzioni”.
Lo ha detto il presidente della Toscana, Eugenio Giani, intervenendo alla 26ma giornata per la memoria e per l’impegno in ricordo delle vittime innocenti delle mafie di Libera Toscana.
“Ci rendiamo conto – ha aggiunto Giani – che la mafia dei colletti bianchi che passa attraverso i soldi ci impone di usare strumenti che sono anche sofisticati di indagine e di comprensione, e tutto questo passa attraverso un lavoro che deve creare quel sistema di rapporti, soprattutto con le nuove generazioni, di prevenzione attraverso una coscienza collettiva e culturale che vada nelle scuole”.
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Ciro Cassese
Ciro Cassese
10 giorni fa

Si parla troppo e non si fa niente.