Firenze, in scuola Oltrarno stop della preside a pantoloncini e top in classe

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Firenze – la delusione della mamme della scuola in Oltrarno, “Differenze tra classe e classe e pare che il divieto funzioni solo su certe fisicità”.

Con l’arrivo della stagione calda e con le temperature che si annunciano bollenti, torna in auge, a scuola, il dibattito sul ‘dress code’. E quindi dai dirigenti scolastici arriva l’alt: a scuola niente canotte o top, bocciati anche pantaloncini e gonne corte. L’ultima puntata è la circolare rivolta agli alunni e al personale dell’Istituto comprensivo Oltrarno di Firenze, redatta dalla dirigente scolastica Antonella Ingenuo.

La circolare, come riporta oggi l’edizione fiorentina de La Nazione, ricorda che “in base al regolamento d’istituto l’abbigliamento deve essere consono all’ambiente scolastico e adeguato alle attività proposte. Pertanto, anche in seguito alle segnalazioni del personale docente, si evidenzia a titolo esemplificativo che non risulta consono all’ambiente scolastico l’utilizzo di canotte, top, pantaloncini corti, gonne corte e simili. Si comprende l’esigenza di un abbigliamento pratico e fresco, ma si consiglia di preferire capi in tessuti naturali come cotone e lino”.

Tra le mamme della scuola in Oltrarno la rabbia è mescolata al dispiacere. “Dopo le sofferenze patite dai ragazzi a causa della pandemia, ci mancava solo questa. Sappiamo di studentesse riprese da alcuni prof perchè, a loro dire, non erano vestite in modo appropriato. Spiace però constatare una forte differenza da classe a classe. E pare che il divieto funzioni solo su certe fisicità.

Sulla questione interviene anche l’Aduc che in una nota sottolinea che “la dirigente scolastica, preoccupata per l’abbigliamento di studentesse e studenti, ha ritenuto opportuno diramare una circolare in cui invita al decoro. Pietra dello scandalo è stato più che altro l’abbigliamento delle ragazze, ispirato e realizzato alle mode più in vigore. Si parla di decoro, concetto molto individuale o dettato da modi e costumi diffusi che non è detto siano accettati da tutti. Tutti che hanno uguali diritti, siano essi presunta minoranza o altrettanta presunta maggioranza”.

Secondo l’Aduc “si è scelta la libertà di abbigliamento ma ecco che la libertà diventa una chimera, perché invece viene imposta morale e gusto di chi dirige la specifica scuola. Il metodo per non intrecciarsi in queste diatribe c’è ed è semplice: la divisa. O ognuno si veste come crede, e tutti zitti, o si impone la divisa a tutti”.

 

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