Disco della settimana: Richard Ashcroft “Natural Rebel”

Torna con “Natural Rebel”, il suo quinto album solista, l’ex frontman dei Verve Richard Ashcroft. Le dieci tracce che compongono l’album sono un “bignamino” dei suoni dell’anima di Richard.

Scritte interamente da Ashcroft, le canzoni sono state da lui prodotte insieme a Jon Kelly (Paul McCartney, Kate Bush) ed Emre Ramazanoglu (Bobby Gillespie, Jarvis Cocker). Ad anticiparlo il singolo “Surprised by the joy”, il cui video è stato diretto dallo stesso Ashcroft.

Il risultato è un disco “pop”, immediato e volutamente semplice, ma estremamente curato ed efficace, molto lontano dal precedente (poco riuscito) esperimento elettronico di “These People”. L’album esce nei formati 180 grammi vinile, CD e musicassette. Sul sito ufficiale di Richard Ashcroft il merchandise include dischi autografati e una versione limitata blu del vinile.

Così l’album è stato accolto da Ondarock:

“Ci sono due modi per ascoltare il sesto album da solista di Richard Ashcroft. Il primo, probabilmente il più semplice, si basa sull’idea che “Natural Rebel” di ribelle non abbia proprio niente, ma che sia semplicemente un pastiche di tutte le velleità del cantautore di Wigan: languori romantici (“That’s How Strong”), anamnesi del suo passato britpop (“That’s When I Feel It”, “Birds Fly”), spiluccamenti blues (“Born To Be Strangers”), pop orchestrale (“Surprised By The Joy”, “A Man In Motion”), cantautorato crooneristico (“Streets Of Amsterdam”) e rock’n roll serrato e malmostoso (“Money Money”). E probabilmente è proprio così. “Natural Rebel” è tutto questo. Forse un po’ piatto. Troppo condiscendente.
D’altro canto, la seconda possibile interpretazione consiste nel riuscire ad andare oltre le melodie non troppo originali del disco, per accorgersi di quanto queste dieci canzoni siano dirette, prive di sofisticazioni ma al contempo grandemente curate nei variegati arrangiamenti. La “naturale ribellione” del cantautore britannico altro non è che la sua strafottente felicità che non teme giudizi, che si avventura tra melodie semplici e serene, “alberi d’ulivo tra loro intersecati”, un amore adamantino e, soprattutto, la capacità di riuscire ancora a sorprendersi e gioire delle piccole cose, avendo la premura di raccontarle apertamente.
Si poteva fare di meglio? Certamente. In fin dei conti il tanto vituperato “These People” di due anni fa, coi suoi azzardi elettropop, aveva più brio e intensità di quest’ultimo lavoro di Ashcroft, che invece ha un’anima romantica e un assetto omogeneo ma che potrebbe fare breccia nei cuori più sensibili. Anche se brani straordinari dell’era-Verve come “The Drugs Don’t Work” e “Sonnet” sembrano ormai appannaggio del passato.  ”

Così se ne parla su Rockol:

“Ribelle e sprezzante Richard Ashcroft, anche quando c’è da cantare d’amore. Il sentimento che lo lega alla moglie Kate Radley, già tastierista degli Spiritualized, è stato infatti il principale motore che ha generato il nuovo album solista, “Natural Rebel”, in cui da vero eversivo non teme il giudizio di passare per un tenero romanticone dedito alla famiglia.Uscito relativamente in fretta rispetto ai canonici tempi compositivi del cantautore britannico, il disco si distingue per un recupero di quelle atmosfere a lui care, che si misura con un pop-rock piacevole e lezioso quanto basta per avere un utile compendio dell’artista una volta indicato come Mad Richard. Sembrano infatti molto lontani i tempi in cui Ashcroft dava sfoggio del suo umore instabile e di una notoria insofferenza alle regole, sentendolo intonare in questo “Natural Rebel” i versi appassionati di “That’s how strong” (“Your beauty is so fine / Really turns my mind and steals my breath away”), gongolante per un rapporto che evidentemente ha dato un forte imprinting alla scrittura dei brani.Con la consueta aria beffarda e la sua timbrica profonda da moderno crooner, il musicista di Wigan, anche in assenza di particolari sussulti compositivi, canta infatti tutta la sua estasi affettiva in ogni aspetto possibile, muovendosi con disinvoltura tra una suggestione pop e l’altra dalle forti radici anni Novanta. Difficile infatti non ritrovare lo spirito che fu di “The drugs don’t work” nella sofferta ballata di “We all bleed”, così come la più smaliziata “That’s when I felt it” pare appartenere a quelle medesime latitudini, con l’aggiunta di una inedita positività di fondo che ora il vecchio Richard non ha alcuna paura di mettere in mostra.Eppure anche se le atmosfere non sempre brillano per ingegnosa originalità, il cantante applica al lavoro tutte le sue principali pulsioni, emotive e musicali. Alterna momenti energici come il blues sporco di “Born to strangers” e la ruvida cavalcata di “Money money”, in cui si lancia contro lo strapotere del dio denaro, a momenti più intimi come l’iniziale “All my dreams”, prestando il suo gran vocione a echi di britpop, rock, folk e easy listening. Nel farlo cade anche in qualche scivolone, come nella altrimenti accorata “Streets of Amsterdam” in cui inciampa in un testo che recita “You could be Yoko and I could be John / We’ll stay in bed and they’ll ban the bomb”, peccando di eccessiva tracotanza.Per manifestare così tutto il migliore repertorio sentimentale di cui dispone, Richard Ashcroft sceglie perciò di rivisitare il suo passato, aggiornandolo ai nostri giorni con semplici giri di accordi e un’orchestrazione leggera tutta a beneficio della propria ugola eccellente. “Surprised by the joy” e “A Man in motion”, ma anche le già citate “We all bleed” e “That’s when I felt it” sono i fra momenti di forza di un disco che tenta di mettere d’accordo ambizioni, riferimenti e personalità con una sequenza di brani d’autore dal gusto classico e un filino melodrammatico. D’altra parte, i pregi di “Natural rebel” sono anche i suoi limiti principali, finendo per risultare un po’ prevedibile nella sua cadenzata e impermeabile coerenza.Pur senza particolari velleità quindi quello che Ashcroft restituisce è il carattere di un artista che non mai messo da parte la sua indole più spavalda e si lascia andare ai bei vecchi tempi in cui da leader dei Verve andava dritto per la sua strada senza curarsi di niente e di nessuno, felice, libero e strafottente. Un irriducibile che rischia anche quando, alla fine, sceglie di non rischiare affatto. Come un vero ribelle, appunto.”

 

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