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Mar 3 Mar 2026
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Ddl sul fine vita ancora in stallo in Senato, non ci saranno altri emendamenti

Al Senato nessun passo avanti sul disegno di legge sul fine vita: sul provvedimento – da un anno all’esame delle commissioni Giustizia e Sanità – non ci saranno altri emendamenti (a parte quelli dei relatori che possono presentarli in qualsiasi momento).

Quindi, non appena arriverà il parere della commissione Bilancio, atteso da tempo, inizierà il voto degli emendamenti proposti nei mesi scorsi. E’ quanto emerso dalla riunione delle due commissioni, convocate stamattina per fare il punto sull’iter. In base al calendario del Senato, l’esame del ddl è previsto dal 17 febbraio.

Secondo quanto riferiscono fonti parlamentari, il presidente della commissione Sanità, Francesco Zaffini di FdI, ha proposto di riaprire i termini per altri emendamenti alla luce dell’ultima sentenza della Corte costituzionale del 29 dicembre scorso, che si è espressa sulla legge regionale varata dalla Toscana sul tema. Contrarie alla proposta le opposizioni e riserve sarebbero state espresse anche dai senatori di Lega e Forza Italia. Il parere della commissione Bilancio riguarda il testo e a sua volta è in attesa delle valutazioni del ministero dell’Economia e di quello della Salute.

“Già nei prossimi giorni ci attiveremo affinché tutte le Regioni possano accogliere la nostra proposta di legge ‘Liberi Subito’ e approvino regole precise per garantire concretamente l’accesso all’aiuto medico alla morte volontaria in Italia, nel rispetto dei criteri stabiliti dalla Corte costituzionale anche con l’ultima sentenza sulla legge toscana”. Lo ha detto Marco Cappato, tesoriere dell’Associazione Luca Coscioni, aprendo il webinar sulla legge sul Fine vita, alla luce della sentenza della Corte Costituzionale sul testo approvato dalla Regione Toscana.

“Il nostro obiettivo è utilizzare pienamente gli spazi di diritto già aperti in Italia per affermare il diritto all’autodeterminazione alla fine della vita – ha aggiunto -. Anche là dove i diritti esistono e sono già riconosciuti, come il suicidio assistito a determinate condizioni, l’interruzione delle terapie o le disposizioni anticipate di trattamento spesso rimangono solo sulla carta”. Filomena Gallo, segretaria dell’associazione Luca Coscioni, ha detto che la decisione della Corte “di fatto conferma che le Regioni possono intervenire nell’ambito dell’organizzazione del servizio sanitario che dà accesso alla morte medicalmente assistita”. Matteo Mainardi, coordinatore campagna ‘Liberi subito’ ha poi fatto il punto sullo stato della legge sul fine vita in Italia, ricordando che è stata approvata in Toscana e Sardegna, che è stata respinta in sei Regioni ed è in attesa di discussione in altre nove