‘Critico per un giorno’ presenta: “Sirens”. Le interviste ai soci del Controradio Club

Critico per un giorno

Firenze, riparte ‘Critico per un giorno’, l’iniziativa del Controradio Club e del Cinema La Compagnia, in cui socio del Controradio Club ha l’occasione di diventare ‘Critico per un giorno’ andando a vedere gratuitamente al Cinema La Compagnia, per poi recensirlo.

Il film scelto per questo appuntamento per ‘Critico per un giorno’, è stato ‘Sirens’, Un documentario elettrizzante quanto le sue protagoniste: la prima band metal femminile del Medio Oriente.

Prodotto da Maya Rudolph e Natasha Lyonne, e diretto da RIta Baghdadi, Sirens è un film che va oltre gli stereotipi del documentario musicale e diventa un’osservazione su cosa significa essere donne queer e indipendenti in un paese conservatore e in tumulto come il Libano. Un documentario elettrizzante quanto le sue protagoniste: la prima band metal femminile del Medio Oriente.

Sirens è parte della programmazione del ‘Florence Queer Festival’ organizzato dall’associazione IREOS di Firenze, con una ricca programmazione culturale che si snoda tra cinema internazionale a tematica LGBTQIA+, eventi, mostre e incontri.

Questa del ‘Florence Queer Festival‘, in programma dall’11 al 16 ottobre, è la 20°edizione della più importante rassegna toscana dedicata alla cultura LGBTQIA+

Anche per questa edizione le consuete proiezioni in sala saranno affiancate da quelle online nella sala virtuale PiùCompagnia.

Le recensioni dei partecipanti:

Sirens propone molte tematiche intriganti: una buona band death metal tutta al femminile che sfida i palinsesti del Libano conservatore, i rapporti tra le musiciste, l’esercizio della leadership, i compromessi tra la necessità di coesione del gruppo e le pulsioni identitarie dei membri, le preferenze sentimentali e l’orientamento queer, inaccettabili nella famiglia tradizionalista della capitale, l’amarezza di constatare che la pace, i diritti civili, la serenità di poter vivere una esistenza libera non appartengono al Libano, percosso da una profonda crisi civile, politica ed economica, aggravata dall’esplosione del 2020 nel porto di Beirut e, soprattutto, la voglia di suonare nonostante tutto e tutti. Nonostante la buona fotografia, la ghiotta opportunità narrativa di questo insieme di elementi non viene completamente utilizzata. Tutti quei temi sembrano restare come sullo sfondo di un racconto cinematografico che non emerge, affidando la pellicola ad una esposizione a tratti documentaristica, che non trasmette le emozioni attese e che, per questo, non coinvolge. (Matteo)

Anche se “Sirens” è stato presentato come un documentario sulla musica, dal momento che la narrativa principale è incentrata sulla vita di un gruppo di ragazze musiciste, questo lavoro tratta tematiche socio-culturali molto più profonde. In effetti, il documentario rende in maniera chiara, e nello stesso tempo sottile, tante di quelle problematiche presenti in un paese con forti retaggi tradizionalistici e omofobici, oltre alla presenza continua della violenza in un paese sempre sull’orlo di una guerra. Le giovani donne devono affrontare discriminazione per il loro genere e, anche, per il tipo di musica che suonano in un contesto moralmente molto rigido, come può essere il Libano, anche se è una delle nazioni più liberali nel Medio Oriente.
Il documentario, che in realtà è molto vicino a un film per come è stato girato e per il suo svolgimento, segue le relazioni di queste musiciste, in particolare le due chitarriste fondatrici della band heavy / dark metal, e le difficoltà di accettare, e fare accettare, la loro sessualità queer in un paese tradizionalista / omofobico. Il documentario, oltre ad essere informativo, ha un impatto emotivo potente. (Sirpa & Marcello)

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