Chiavi della Città a Don Ignacho Carbajosa: “Adesso vaccinarsi è veramente ragionevole, per il bene degli altri. Ora non c’è da essere egoisti”

Chiavi della Città
@Controradio

Firenze, durante la XI edizione di “All’origine della gratuità”, convegno promosso da Voltonet, Misericordia di Firenze e CdO Toscana insieme a Cesvot e alla Fondazione CR Firenze, appuntamento per riflettere sul valore della gratuità e del volontariato, il sindaco di Firenze Dario Nardella segnato le chiavi della città a padre Ignacho Carbajosa.

“L’esperienza del Covid mi ha insegnato tanto, mi ha fatto anche soffrire – ha detto padre Ignacho Carbajosa, accettando le chiavi della città di Firenze – Guardando i malati negli ospedali, la morte, ho dovuto fare un percorso e per me è stato possibile ripartire. Adesso vaccinarsi è veramente ragionevole, per il bene degli altri. Ora non c’è da essere egoisti”.


Le Chiavi della Città sono state conferite a padre Carbajosa per il suo lavoro e la sua esperienza di cappellano nei reparti Covid dell’ospedale San Francisco de Asis di Madrid nel pieno dell’ondata di contagi. “Adesso a Madrid – ha aggiunto – non siamo in una situazione grave a livello di contagi rispetto a paesi come Austria o Germania. Prima o poi però arriverà un’altra ondata. Ed è per questo che insisto sul vaccinarsi. Se devo indicare un ricordo dei giorni dentro i reparti Covid, mi vengono in mente i volti dei malati, le loro storie, per me tanto care. Molti di loro sono morti”.

Il religioso si è poi detto “emozionato” nel ricevere le Chiavi della città: “Firenze è una città a cui sono legato molto. Ed è una città che ha saputo guardare, più di tante altre, quello che è capitato in quei drammatici giorni nelle stanze degli ospedali”.

Padre Ignacho Carbajosa, ha raccontato le sue esperienze nell trincea del Covid, in un libro: “Testimone privilegiato”, “Privilegiato”, dice Carbajosa, nell’asprezza estrema di quei quaranta giorni, fino all’8 maggio, nel cuore di una battaglia che l’Occidente mai si sarebbe immaginato.

“Sono stato un testimone privilegiato della vita e della morte di tante persone che si sono presentate a me come uno spettacolo di altissima dignità e di spaventosa fragilità: ‘Che cosa è l’uomo perché te ne ricordi e il figlio dell’uomo perché te ne curi?’. Ho visto l’umano e il divino. Quello che ho visto ha combattuto dentro di me. Mi ha ferito. E ha scatenato un dialogo con il Mistero di Dio”.

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