Per gli ottant’anni dalla liberazione dell’Italia dal nazifascismo, partigiani, staffette e sopravvissuti raccontano storie personali come frammenti di una storia collettiva, e i luoghi della Linea Gotica diventano lo spazio reale ed emotivo di un viaggio verso la libertà. “Avevo due parole”, il film documentario di Theo Putzu e Paolo Cagnacci, che racconta con le voci e i volti dei protagonisti un momento fondamentale della storia della Repubblica italiana.
Arriva al cinema dal 23 aprile “Avevo due paure”, il film documentario di Theo Putzu e Paolo Cagnacci, che racconta con le voci e i volti dei protagonisti un momento fondamentale della storia della Repubblica italiana. A Firenze sarà in sala sabato 25 aprile, al cinema La Compagnia alle ore 19, alla presenza dei registi (che vivono e lavorano a Firenze).
Tra le prime date, il film sarà in Toscana anche a Carrara, al Cinema Garibaldi il 24 aprile (ore 19), e a Pistoia al Cinema Roma il 25 aprile (ore 16.15). Partigiani, staffette e sopravvissuti alla Seconda Guerra Mondiale parteciperanno insieme ai registi alle proiezioni del documentario.
“Avevo due paure” è un viaggio spazio-temporale di persone e luoghi della resistenza. Le testimonianze emergono come in una scatola nera della memoria: storie drammatiche, malinconiche, emozionanti, tutte accomunate dalla stessa immensa voglia di libertà. I dettagli strettissimi su volti, occhi, bocche restituiscono i segni di un tempo che non ha spento il desiderio di trasmettere i valori per cui, giovanissimi, hanno rischiato la vita. La luce nei loro occhi è un segno di speranza per le nuove generazioni, un invito a difendere democrazia e libertà. I paesaggi di oggi sono lo spazio esistenziale di ieri: la montagna come casa e teatro di queste piccole grandi storie. Ruderi, sentieri, bunker, diventano frammenti visivi di una memoria che resiste.
“Il progetto nasce dall’esigenza di preservare e trasmettere la memoria storica della Resistenza Partigiana, in un momento in cui la scomparsa progressiva dei testimoni diretti rende sempre più fragile il legame tra passato e presente. – si legge nelle note di regia – Negli ultimi anni si è assistito a un progressivo affievolirsi della consapevolezza storica, soprattutto tra le giovani generazioni. La distanza temporale dagli eventi della Seconda guerra mondiale e della lotta di Liberazione rende necessario individuare nuovi linguaggi capaci di rendere la memoria accessibile, coinvolgente ed emotivamente significativa, attraverso una riflessione collettiva che possa permettere ai cittadini, e in particolare ai giovani, di tornare a interrogarsi sul concetto di libertà e condivisione. Proprio per questo abbiamo deciso di creare un racconto visivo che intrecci memoria materiale, paesaggi della Resistenza e testimonianze dirette degli ultimi partigiani, staffette e sopravvissuti alle stragi, dando vita a un percorso intimo, profondo e autentico.

