Anziani maltrattati in casa di riposo, infermieri interdetti

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Percosse, ingiurie e minacce agli anziani di una casa di riposo di Castel San Niccolò (Arezzo): i carabinieri di Bibbiena hanno eseguito un’ordinanza applicativa della misura interdittiva del divieto dell’esercizio della professione sanitaria, emessa dal gip di Arezzo, nei confronti di sei dipendenti della struttura.

L’operazione, coordinata dalla procura di Arezzo, ha visto indagate sei donne e un uomo tutti italiani, età tra i 60 e i 40 anni. Secondo quanto riferito dai carabinieri le indagini hanno consentito di scoprire le violenze che avvenivano all’interno della struttura: schiaffi, insulti e maltrattamenti di ogni genere.

Le indagini, fanno sapere gli investigatori, sono partite sei mesi fa, alla fine del 2017, da una “soffiata” interna alla struttura proveniente da un operatore stanco dei metodi utilizzati da alcuni colleghi. Quasi contemporaneamente, ai militari, è arrivata la segnalazione di alcuni parenti, il cui familiare presentava dei lividi che non trovavano alcuna spiegazione.

A quel punto il pm Marco Dioni della procura di Arezzo ha deciso per l’installazione di una telecamera nascosta nei locali della casa di riposo. Nei due mesi successivi, le telecamere hanno mostrato le immagini che testimoniavano le violenze. Gli ospiti, quasi tutti non autosufficienti, venivano sottoposti ad angherie di ogni genere da parte di coloro che dovrebbero assisterli: insulti quando devono cambiarli a più riprese, spintoni sul letto, schiaffi, parolacce. Uno degli schiaffi è così sonoro che il rumore filtra dal video.

Ignari di tutto i parenti degli anziani che, stando a quanto emerso, raramente si recavano presso la struttura.

Per i sei operatori il pm aveva chiesto gli arresti domiciliari, ma è stata messa in atto la misura interdittiva del divieto dell’esercizio optata dal gip del tribunale di Arezzo Giampiero Borraccia. Le misure sono state eseguite alle prime luci dell’alba.

“Siamo pronti a costituirci parte civile in qualunque eventuale procedimento, perché in questa orribile vicenda noi siamo parte lesa”: così il presidente dell’Unione dei Comuni Montani del Casentino Valentina Calbi, dopo la notizia dei maltrattamenti. “Per noi la notizia che sono stati perpetrati maltrattamenti ai danni degli ospiti è stata un fulmine a ciel sereno, è come se ora tutti desiderassimo svegliarci da un bruttissimo incubo”, prosegue Calbi. “Non avevamo mai avuto non dico segnalazioni, ma neppure il sentore che qualcosa del genere stesse accadendo – aggiunge.

Ci sarà tempo e modo per pensare alle conseguenze e porvi rimedio, per il momento è indispensabile solo fare piena luce sui fatti, perché chi si è macchiato di cose così vili deve essere punito”.

Massima collaborazione agli inquirenti è assicurata anche da Eleonora Ducci, sindaco di Talla e assessore alle politiche sociali dell’Unione, mentre Antonio Fani, vicesindaco del Comune di Castel San Niccolò, proprietario dell’immobile, conferma: “Non volevo crederci quando mi hanno avvertito. Come Comune abbiamo gestito la struttura direttamente fino a fine 2016, e ho memoria casomai di aver ricevuto delle lettere di ringraziamento, non delle lamentele.

Pochi mesi fa col sindaco di Poppi siamo andati a festeggiare una centenaria, si respirava un clima di grande serenità – conclude Fani -. Anche a noi preme che si giunga prima possibile alla verità, perché è davvero difficile immaginare che nei nostri paesi si possa creare una situazione simile, che ha drammatiche ripercussioni sulle vittime, sulle loro famiglie, sugli altri ospiti, gli operatori e le Istituzioni, insomma su una comunità intera”.

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