Aids: Toscana, riduzione 20% nuove diagnosi nel 2018 

In Italia, nel 2018, l’incidenza del virus dell’Aids, Hiv, è pari a 4,7 nuove diagnosi per 100.000 residenti e rispetto all’incidenza riportata dai Paesi dell’Ue, l’Italia si posiziona lievemente al di sotto della media europea (5,1 nuovi casi per 100.000 residenti).

Nel contesto nazionale, la Toscana è la seconda regione italiana ad avere incidenza più alta (5,6 per 100.000 residenti), preceduta dal Lazio (6,7 per 100.000 residenti). Le nuove diagnosi di Hiv del 2018 notificate in Toscana (dati aggiornati al 30 ottobre 2019), sono state 218, in diminuzione del 20% rispetto al 2017, quando i casi erano 272. Lo riporta una nota della Regione Toscana ricordando che oggi, domenica 1 dicembre, è la Giornata mondiale Aids, e come ogni anno l’Ars (Agenzia Regionale di Sanità) comunica i dati aggiornati su Hiv e Aids.
Sempre in Toscana il 78% dei casi notificati riguarda il genere maschile (rapporto maschi/femmine 3,5:1; incidenza maschi: 9,4 per 100.000; femmine: 2,5 per 100.000). Tra i maschi, i più colpiti sono gli adulti di età compresa tra 25 e 44 anni, seguiti dai 45-64 enni e dai giovani di età compresa tra 15 e 24 anni. Le donne sono leggermente più giovani dei maschi alla diagnosi, infatti, l’età in cui le donne scoprono la sieropositività è spesso legata alla gravidanza, grazie al fatto che il test per Hiv è uno degli esami previsti nel libretto di gravidanza e quindi offerto gratuitamente a tutte le gestanti: per le femmine si registrano i tassi più alti nelle classi 15-24 e 25-44 anni.
L’andamento dei casi di Aids in Toscana è analogo a quello nazionale: si evidenzia un incremento dell’incidenza dall’inizio dell’epidemia sino al 1995, seguito da una rapida diminuzione dal 1996 fino al 2000 e da una successiva costante lieve diminuzione fino ad arrivare a 65 nel 2018 (dati aggiornati al 30 ottobre 2019). L’incidenza per area geografica mostra in Italia la persistenza di un gradiente Nord-Sud nella diffusione della malattia nel nostro paese, come risulta dall’incidenza, che è mediamente più bassa nelle regioni meridionali.
La Toscana, secondo gli ultimi dati pubblicati dall’Istituto Superiore di Sanità, continua ad avere un tasso di incidenza maggiore rispetto a quello nazionale (1,4 per 100.000 vs 1,1 per 100.000 residenti) e si colloca al quinto posto tra le regioni, preceduta da Liguria (2,2 per 100.000), Lombardia e Lazio (1,6 per 100.000) e Umbria (1,5 per 100.000). Come ogni anno, prosegue la nota della Regione, “si sottolinea che la maggior parte delle infezioni da Hiv è attribuibile a rapporti sessuali non protetti e che è alta e in costante crescita la percentuale di diagnosi tardive: sono molte, dunque, le persone non consapevoli di aver contratto il virus, che arrivano al test Hiv in uno stato di salute già debilitato. In Toscana, il 23% dei pazienti è già in Aids conclamato al momento della diagnosi di sieropositività”. “Molti soggetti, quindi – commenta la stessa nota -, ricevono una diagnosi di Aids avendo scoperto da poco tempo la propria sieropositività.
La proporzione di pazienti con una diagnosi di sieropositività vicina (meno di 6 mesi) alla diagnosi di Aids è in costante aumento nel tempo ed è più elevata tra coloro che hanno come modalità di trasmissione i rapporti eterosessuali, a indicare l’abbassamento del livello di guardia e la bassa percezione del rischio nella popolazione”. La maggior parte delle persone con nuova diagnosi Hiv ha eseguito il test nel momento in cui vi è stato il sospetto di una patologia Hiv correlata o una sospetta Mts (Malattia a trasmissione sessuale) o un quadro clinico di infezione acuta (50,7%) e solo il 27,2% lo effettua spontaneamente per percezione di rischio.
“Non esiste ancora una cura in grado di guarire dall’Hiv – ricorda la Regione Toscana – ma, se l’infezione viene diagnosticata precocemente, le terapie antiretrovirali disponibili offrono un’aspettativa di vita paragonabile a quella della popolazione generale”.
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