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Sab 10 Ott 2026
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Firenze , carovita: un salasso da 778 euro all’anno per famiglia

Il capoluogo guida la classifica regionale dei rincari. Al secondo  posto dopo Firenze,  Lucca con circa 740 euro di rincari medi annui per nucleo familiare; terza posizione con un impatto di 730 euro all’anno per famiglia, per Siena. La classifica curata da Federconsumatori che chiede: scelte politiche coraggiose e un piano d’emergenza per tutelare i cittadini e la filiera locale

Un vero e proprio salasso. E’ quello che devo affrontare le famiglie toscane a causa degli aumenti dei generi di prima necessità e delle bollette. A guidare la classifica è Firenze, con 778 euro in più all’anno. Ma nelle altre province non va meglio. Insomma, dice Federconsumatori che ha curato la classifica, “comprare frutta e verdura fresca è diventato ormai un lusso proibitivo per migliaia di famiglie toscane, costrette quotidianamente a fare i conti con un carovita insostenibile che intacca direttamente il diritto a un’alimentazione sana e dignitosa£.

I dati elaborati dall’Osservatorio Nazionale Federconsumatori tracciano un quadro drammatico: nell’ultimo anno i prezzi dell’ortofrutta sono schizzati verso l’alto di ben dodici punti percentuali, seguiti a ruota da carne e uova, fino al caso emblematico dei pomodorini che hanno visto il proprio costo aumentare di oltre il cinquanta per cento.

Questa impennata incontrollata non è frutto del caso. Da una parte pesa la dipendenza da un sistema di trasporto merci quasi interamente su gomma, schiacciato dai continui rincari dei carburanti; dall’altra soffrono i campi della nostra regione, colpiti dalle ondate di calore anomale e da una cronica carenza d’acqua che sta riducendo al minimo le rese agricole e mettendo in ginocchio i produttori. Il risultato è sotto gli occhi di tutti: banchi dei mercati e scaffali dei supermercati toscani con prodotti spesso visibilmente danneggiati dal sole o di qualità inferiore, quando non del tutto introvabili a causa dei raccolti distrutti dalla crisi climatica.

A fronte di questa deriva, la risposta delle famiglie è fatta di tagli dolorosi e rinunce forzate. Oltre il sedici per cento dei nuclei familiari ha già ridotto l’acquisto di generi di prima necessità come carne e pesce, ripiegando su tagli di minor valore o rifugiandosi nei discount per far quadrare i conti. Le stime dell’Istat sull’apparente tenuta della spesa nascondono una realtà ben più amara: le famiglie spendono lo stesso ammontare di risorse ma portano a casa molto meno, perché il valore reale degli acquisti è letteralmente divorato dall’inflazione e dai rincari del comparto alimentare, che viaggiano a velocità tripla rispetto ai redditi.

Federconsumatori Toscana, con la presidente Laura Grandi, denuncia con forza “la distrazione della politica, sia a livello nazionale che regionale, di fronte a quella che è ormai una vera e propria emergenza sociale ed economica. È tempo che le istituzioni smettano di rincorrere dibattiti secondari e tornino a occuparsi delle priorità reali delle persone. Servono interventi politici immediati e incisivi per restituire potere d’acquisto ai lavoratori e ai pensionati, a partire da un taglio strutturale e non propagandistico delle accise sui carburanti, fino alla rideterminazione dell’IVA sui beni di prima necessità, una misura che da sola garantirebbe un sollievo economico di oltre seicento euro all’anno a famiglia”.
Occorre inoltre varare senza indugio, prosegue Grandi, “un Fondo straordinario di contrasto alla povertà energetica e alimentare, intensificare i controlli della filiera per punire severamente ogni forma di speculazione e varare una vera riforma fiscale progressiva che redistribuisca la ricchezza a favore dei redditi bassi e medi. Non è più rinviabile neppure una tassazione profonda sui super-profitti dei colossi energetici e finanziari, le cui risorse devono servire a finanziare il rilancio del territorio e la modernizzazione delle infrastrutture idriche toscane. Solo mettendo in sicurezza le reti d’acqua e sostenendo la transizione ecologica dell’agricoltura locale sarà possibile mettere al riparo il patrimonio produttivo della Toscana e contenere gli shock sui prezzi nel lungo periodo”.

Ecco la classifica delle province toscane in termini di stangata media annua e costo della spesa per famiglia (elaborazioni su dati Federconsumatori e Istat):

1. Firenze – Guida la graduatoria regionale con un aumento stimato medio di 778 euro all’anno per famiglia. La forte pressione turistica e i costi della logistica rendono il capoluogo la provincia più cara d’Italia e di Toscana per carrello della spesa e servizi.
2. Lucca – Secondo posto con circa 740 euro di rincari medi annui per nucleo familiare, guidati dal carovita nella Piana e nella zona costiera della Versilia.
3. Siena – Terza posizione con un impatto di 730 euro all’anno per famiglia, dove pesano in particolar modo la filiera corta ridotta e i costi dell’energia agricola.
4. Pisa – Quarta piazza con un incremento medio stimato di 710 euro annui per nucleo familiare.
5. Livorno – Pari merito in quinta posizione con 700 euro di rincari medi all’anno per le famiglie.
6. Arezzo – Quinta posizione a pari merito con 700 euro annui stimati di spesa aggiuntiva.
7. Prato – Settimo posto con un impatto medio di 690 euro all’anno a famiglia.
8. Massa-Carrara – Ottava posizione con 680 euro di aumenti medi annui per nucleo.
9. Pistoia – Nona posizione (pari merito) con 670 euro di stangata media annua.
10. Grosseto – Chiude la classifica regionale in decima posizione con 670 euro di rincari medi all’anno. Nonostante sia la provincia “meno cara” in termini di stangata complessiva, subisce i picchi percentuali più alti specificamente sul prezzo dei prodotti ortofrutticoli freschi a causa dell’impatto della siccità sui campi maremmani.