Al carcere della Dogaia di Prato continuano a entrare droga e telefoni cellulari, nonostante i sequestri e le inchieste degli ultimi mesi. Da settembre sono stati recuperati altri tredici dispositivi, nascosti anche nei muri e nei pavimenti dei bagni. La Procura parla di una situazione di grave illegalità.
PRATO Una situazione di illegalità permanente, nonostante il faro acceso della magistratura. Un telefono nascosto nell’incavo di un muro del bagno, un altro in un’intercapedine scavata nel pavimento, altri ancora in un’asciugatrice o nel vano delle scale. Alla Dogaia di Prato i cellulari continuano a circolare, anche nei reparti di alta sicurezza.
Da settembre ne sono stati sequestrati altri tredici, in celle e spazi comuni. Lo rende noto la Procura, che parla di una situazione di «grave illegalità» ancora presente nell’istituto.
Non ci sono soltanto i telefoni. Alcune modiche quantità di droga sono state sequestrati a due familiari di detenuti. Ad altri parenti sono state sequestrate cinque utenze cellulari e una carta di credito utilizzata, secondo gli accertamenti, per le compravendite di stupefacenti. Le indagini sono condotte dalla Procura insieme alla polizia penitenziaria.
Gli ultimi ritrovamenti si inseriscono in un’inchiesta più ampia, che da mesi cerca di ricostruire i canali attraverso i quali entrano droga e dispositivi elettronici. Nel giugno 2025 una maxi operazione aveva portato alle perquisizioni di 127 detenuti e all’iscrizione nel registro degli indagati di 27 reclusi. Le successive attività investigative hanno fatto emergere diversi possibili canali di approvvigionamento: dai pacchi destinati ai detenuti ai lanci oltre il muro di cinta, fino ai contatti con persone all’esterno.
Un sistema difficile da interrompere, nel quale i telefoni consentono comunicazioni non autorizzate e possono essere utilizzati anche per gestire traffici illeciti.
Il dato che emerge dagli ultimi sequestri è dunque la continuità del fenomeno, nonostante i controlli.

