Si chiama “Pisa per la pace” l’iniziativa che ha portato alla firma della convenzione per l’accoglienza e il sostegno di due studenti palestinesi provenienti da Gerico, dal 2000 gemellata con Pisa, che saranno ospitati in città per studiare alla facoltà di medicina e chirurgia dell’Ateneo pisano o, in subordine, in altre facoltà di studio in ambito scientifico.
L’iniziativa rientra nelle attività previste dal progetto del Comune di Pisa, attivo dal 2025, per rafforzare lo scambio culturale e per promuovere una riflessione sul tema della pace e dei diritti umani.
La convenzione è stata sottoscritta dal sindaco di Pisa, Michele Conti, dal sindaco di Gerico, Salem Ghrouf, dal presidente della Provincia, Massimiliano Angori, dal rettore Riccardo Zucchi, e dal consigliere di amministrazione dell’Azienda regionale per il Diritto allo studio, Mauro Bellandi. Alla cerimonia della firma era collegato in video anche padre Ibrahim Faltas, direttore delle 18 scuole della Custodia di Terra Santa. La convenzione prevede che dall’anno accademico 2026-2027 due giovani palestinesi Tala Isaid e Amin Fetyani, possano iscriversi alla facoltà di Medicina e chirurgia fino al conseguimento della laurea.
“E’ un segnale concerto di sostegno – ha detto il sindaco di Gerico, Salem Ghrouf – e un atto di solidarietà e speranza per il popolo palestinese. Vogliamo dare un messaggio di pace, condannare la violenza da qualunque parte provenga e contribuire a formare una generazione che ami la pace”. Secondo Conti, “la convenzione darà concretamente la possibilità a due giovani di venire a Pisa e studiare medicina e, un giorno, tornare nella loro terra per mettere a disposizione quanto avranno imparato”. Concetto ripreso anche da padre Faltas che ha “ricordato come in questi anni centinaia di giovani palestinesi sono venuti a formarsi in Italia per poi tornare per mettersi al servizio della popolazione”. La convenzione, ha osservato Zucchi, “è un nuovo tassello di un impegno più ampio che l’Università di Pisa porta avanti da tempo, insieme a molte istituzioni, per attivare corridoi umanitari e sostenere studenti provenienti da aree di crisi e di conflitto”.

