
Quale sarà il futuro industriale della moda, il comparto che occupa il maggior numero di lavoratori in Toscana? La crisi strutturale continua a mordere e l’epicentro della produzione regionale, Prato, non da cenni di ripresa consistente. L’ultima analisi dell’Irpet – un’analisi congiunturale dell’economia regionale pubblicata poche ore fa – fotografa dati di preoccupazione proprio per Prato, che tiene sul fronte dell’occupazione ma continua a fare i conti con la crisi del distretto tessile.
PRATO C’è una Toscana che continua a crescere, ma a velocità diverse. E c’è una provincia, quella di Prato, che resta sospesa tra segnali di ripresa e una crisi che non è ancora alle spalle. È il quadro che emerge dalla nuova nota congiunturale dell’Irpet, dedicata all’andamento delle economie provinciali.
Per Prato il dato più evidente riguarda il mercato del lavoro, che continua a mostrare una buona tenuta, grazie soprattutto ai servizi e alle costruzioni. Ma il motore storico dell’economia pratese, il distretto tessile, continua a soffrire. La moda resta infatti il settore più esposto alle difficoltà della domanda internazionale e al rallentamento dei consumi, con ripercussioni sulla produzione e sulle esportazioni.
L’Irpet evidenzia come il quadro sia molto differenziato anche all’interno della Toscana. Firenze continua a trainare grazie al turismo e ai servizi avanzati, mentre le province manifatturiere, come Prato, pagano ancora la crisi del comparto moda. Nel complesso, però, la regione evita la recessione: il mercato del lavoro continua a creare occupazione, l’export mantiene un andamento positivo e il turismo continua a crescere, anche se con ritmi più contenuti rispetto agli anni del rimbalzo post-pandemia.
Secondo l’istituto di ricerca della Regione, la Toscana ha dimostrato una buona capacità di resistere agli shock degli ultimi anni – dalla pandemia ai rincari energetici, fino alle tensioni commerciali internazionali – ma la crescita resta troppo debole per rafforzare in modo stabile salari, produttività e investimenti.
Per Prato, quindi, il messaggio è chiaro: i segnali positivi non mancano, ma non bastano ancora a compensare la crisi del settore che più di ogni altro ha costruito la ricchezza del territorio. La sfida, conclude l’Irpet, sarà accompagnare la trasformazione del sistema produttivo senza perdere il patrimonio industriale che ha fatto della provincia uno dei principali distretti tessili d’Europa.

