“Era pieno di lividi, graffi, era gonfio. Io non ho riconosciuto mio cugino ricoverato in ospedale in Spagna. E’ andato in coma quando la polizia lo ha fermato a Barcellona, è morto poche ore dopo che siamo arrivati da Firenze”. Così Peter Rossi, cugino di Samuele Spinelli, 28 anni, morto dopo un fermo della polizia catalana.
“Samuele era a Barcellona per registrare un disco rap, la sua grande passione. Invece il suo lavoro era stato fare il maggiordomo in residenze di lusso a Londra, Emirati, Uzbekistan; poi però aveva cambiato e gestiva ville di lusso a Firenze. Sapeva cinque lingue, anche l’arabo e il russo, non usava droghe”.
La famiglia di Samuele Spinelli abita nella zona del Galluzzo, a Firenze, dove c’è stato il funerale due giorni fa. “Gli piaceva il rap, aveva scelto il nome d’arte Squalo – dice il cugino – e ora che col nuovo lavoro aveva più tempo libero, mi diceva, poteva dedicarsi”.
“Aveva frequentato la scuola alberghiera – prosegue – Era stato maggiordomo per una famiglia a Londra tre anni, poi cinque anni da altri negli Emirati, poi solo tre mesi in Uzbekistan dove però aveva lasciato perchè non si era trovato bene”.
“Il 27 maggio era andato a Barcellona, non sappiamo da chi doveva fare la registrazione. Il 30 maggio mio zio mi chiama dall’Hospital de Mar e mi dice “Venite, presto”. Quando ho visto mio cugino Samuele mi sono chiesto come possano averlo ridotto così – dice Peter Rossi – Dalle immagini si vede che prima aveva tre persone addosso, non sappiamo chi sono, se agenti o gente di una sicurezza privata. Poi sono arrivati 10-12 minuti dopo i Mossos de Esquadra e l’hanno immobilizzato fino a causargli attacco cardiaco. Lui stava bene di salute, aveva fatto esami a marzo e non aveva problemi. Nessuno avrebbe retto una pressione come quella”

