Il giudice del lavoro del tribunale di Pisa ha accolto il ricorso d’urgenza presentato da quattordici aziende del distretto del pronto moda pratese nei confronti del sindacato Sudd Cobas, ordinando l’immediata cessazione delle iniziative che impediscono o rallentano l’accesso ai magazzini della società di logistica Acca, a Seano di Carmignano (Prato), e alle altre unità operative della stessa azienda.
La decisione arriva nell’ambito della lunga vertenza che da settimane interessa il comparto del pronto moda pratese e le attività di logistica collegate, al centro di tensioni sindacali e proteste per le condizioni di lavoro nel distretto del pronto moda più grande d’Europa. Sudd Cobas ha organizzato un presidio davanti alla Acca, sgomberato venerdì scorso.
Nel provvedimento, il giudice ha accertato e dichiarato “l’illiceità della condotta” posta in essere dal sindacato presso il deposito di via Niccolò Copernico e negli altri siti di Acca, ritenendo fondate le richieste avanzate dalle imprese ricorrenti. Il tribunale ha quindi ordinato a Sudd Cobas di interrompere immediatamente qualsiasi comportamento che “impedisca, ostacoli o rallenti” l’accesso ai magazzini e il ritiro delle merci di proprietà delle aziende coinvolte nella vertenza. Contestualmente, il sindacato dovrà consentire alle imprese, direttamente o tramite incaricati e vettori, di accedere ai depositi per recuperare la merce, interfacciandosi con i responsabili di Acca o con i soggetti delegati alla gestione operativa.
Il ricorso è stato presentato a Pisa poiché lì il sindacato ha una delle sue sedi legali. Le quattordici aziende del settore del pronto moda ricorrenti – tra cui Lovery, Yitalystyle, Solomoda e Vanilla – tramite il loro legale Tiziano Veltri lamentavano l’impossibilità di recuperare le proprie merci a causa dei presidi e degli scioperi organizzati davanti ai cancelli del polo logistico. Il giudice ha inoltre fissato per il 24 luglio prossimo l’udienza per la comparizione delle parti, da svolgersi in collegamento da remoto. Alla parte ricorrente sono stati assegnati tre giorni per notificare il ricorso e il decreto al sindacato, mentre Sudd Cobas avrà tempo fino al 22 luglio per costituirsi in giudizio.
Il sindacato ha indetto per il pomeriggio una conferenza stampa. Di seguito il comunicato a commento:
Una decisione che lascia a bocca aperta. Un attacco inaudito al diritto di sciopero ed all’art.40 della Costituzione. Solo pochi giorni fa il Tribunale di Prato ci aveva dato ragione ed aveva respinto un ricorso identico – firmato dallo stesso Avvocato Veltri – presentato dai pronto moda e a cui si era unita anche la Acca. Il Giudice del Tribunale di Prato aveva anche condannato pronto moda ed Acca al pagamento delle spese legali in favore del Sindacato.
Ci troviamo oggi ad apprendere dalla stampa – prima ancora che alcun provvedimento fosse notificato al sindacato – come un ricorso identico presentato al Tribunale di Pisa sia stato accolto dal Giudice Salvatore Ferraro. Il giudice ha deciso con provvedimento inaudita altera parte, ovvero senza nessuna udienza e nessuna possibilità di contraddittorio. Ci è stato impedito ogni diritto di difesa. É qualcosa che non ha precedenti. La decisione del giudice si basa su una valanga di menzogne affermate nel ricorso da parte delle aziende. Menzogne che sono state “prese per buone” ed erette a verità senza averle nemmeno sottoposte al contraddittorio ed all’onere della prova.
Farebbe sorridere, se non fosse per la sua gravità, il modo in cui si è ribaltata completamente la dinamica tra aggrediti ed aggressori rispetto a quanto accaduto durante l’assalto organizzato da padroni e caporali al presidio. Come se non ci fosse limite al ridicolo, scopriamo che circa 20 scioperanti avrebbero accerchiato e poi aggredito una folla di 200 persone. Come se non ci fossero decine di video che testimoniano l’assalto violento ed organizzato dei padroni a lavoratori pacificamente in presidio. Ma evidentemente si è deciso che la realtà non aveva diritto ad entrare in questo procedimento.
La decisione di procedere inaudita altera parte é stata motivata con l’arrivo dei saldi estivi. In nome loro si è sacrificato il diritto di difesa e lo stato di diritto con un provvedimento cautelare che non ha precedenti. Eravamo una repubblica fondata sul lavoro. Siamo diventati una repubblica fondata sui saldi?
Il messaggio che viene mandato è inquietante. Come quello mandato dalla Procura di Prato con i Decreti di sequestro che portarono allo sgombero del 3 luglio.
Chi non vuole i picchetti vuole la schiavitù, lo torniamo a ripetere. Prato in queste settimane ha già dimostrato da che parte sta: con chi lotta contro sfruttamento, mafie e caporalato. E c’è un’intera città che continua a chiedersi perché tutto questo accanimento contro il diritto di sciopero proprio ora che lo sciopero ed i picchetti si rivolgono contro un’azienda con i titolari di fatto condannati per mafia, un sequestro per frode fiscale da 71 milioni di euro ed un processo per caporalato sul groppone. Qualcuno, prima o poi, una risposta dovrà pure darla.
Non vogliamo neanche commentare le illazioni secondo cui il sindacato avrebbe richiesto soldi in cambio della consegna della merce ai pronto moda. Abbiamo dato mandato ai nostri avvocati di prendere tutte le azioni legali per diffamazione e calunnia

