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ROMA. Il dibattito sulla legge elettorale in Italia è entrato in una fase caldissima. Dopo il via libera in Commissione Affari Costituzionali della Camera, la nuova proposta di riforma è approdata proprio in questi giorni nell’Aula di Montecitorio per la discussione generale. L’obiettivo dichiarato del centrodestra è archiviare l’attuale Rosatellum prima delle prossime elezioni politiche, introducendo un sistema che forzi la stabilità di governo. Il testo base scaturito dall’accordo di maggioranza prevede una profonda riscrittura delle regole di voto: proporzionale con premio di maggioranza, si abbandonano i vecchi collegi uninominali. Il sistema diventa proporzionale, ma introduce un premio “in blocco” di 70 seggi alla Camera e 35 al Senato per la coalizione che ottiene almeno il 42% dei voti (fino a un tetto massimo blindato di 220 deputati e 113 senatori). La clausola di salvaguardia: se nessuna coalizione raggiunge la soglia del 42%, o se Camera e Senato danno vincitori diversi, il premio non scatta e il sistema si trasforma in un proporzionale puro. Il testo prevede collegi plurinominali con listini bloccati, corti e decisi dai partiti. Il cittadino vota il simbolo, non il singolo candidato. Infine, l’indicazione del presidente del Consiglio sulla scheda. C’è l’obbligo per le liste e le coalizioni di indicare il nome del candidato alla presidenza e il programma al momento del deposito del contrassegno. Nonostante l’accelerazione della maggioranza, il percorso in Aula si preannuncia in salita a causa di forti divisioni, sia esterne che interne ai due blocchi. Ne parliamo questa mattina con il costituzionalista Giovanni Tarli Barbieri, il politologo Roberto D’Alimonte e il Senatore del Partito Democratico Dario Parrini, vicepresidente della Commissione Affari costituzionali.

