Ultimo fine settimana di campagna elettorale in Toscana prima dei ballottaggi che decideranno i sindaci di Arezzo e Viareggio. Due sfide che daranno il senso definitivo della battaglia elettorale in vista delle politiche dell’anno prossimo in Toscana.
Il centrodestra cerca la conferma, il centrosinistra la riscossa dopo la conquista di Prato e Pistoia al primo turno. Arezzo e Viareggio si preparano al voto decisivo dell’8 e 9 giugno per scegliere i nuovi sindaci. Due ballottaggi diversi per storia politica e territori, ma accomunati da un dato: nessun apparentamento formale tra i candidati rimasti in corsa e le liste escluse dal secondo turno. Un segnale politico che racconta come questo strumento, previsto dalla legge elettorale comunale, appaia oggi sempre meno utilizzato e forse bisognoso di una revisione. Ad Arezzo la sfida è tra Marcello Comanducci, candidato civico del centrodestra, e Vincenzo Ceccarelli, l’ex assessore regionale dem sostenuto dal centrosinistra. Al primo turno Comanducci ha chiuso nettamente avanti con il 43 virgola 8 per cento, mentre Ceccarelli si è fermato al 32 virgola 3. Decisivo, come noto, sarà il il peso elettorale di Marco Donati, ex parlamentare renziano e candidato civico che aveva superato il 20 per cento. Eppure Donati ha scelto di non dare indicazioni di voto, lasciando “liberi tutti”. Una decisione che ha aperto tensioni nella sua coalizione: una parte dei sostenitori guarda a Ceccarelli, mentre Azione rivendica la neutralità. Il centrodestra, invece, punta sulla continuità amministrativa – si arriva da dieci anni di governo di Alessandro Ghinelli- e sulla mobilitazione degli elettori. A Viareggio il ballottaggio sarà invece tutto al femminile. A contendersi la guida della città sono la dem Federica Maineri per il centrosinistra e Sara Grilli, sostenuta dall’area civica insieme al centrodestra unito, che negli ultimi mesi aveva spostato il proprio consenso sul sindaco uscente Giorgio Del Ghingaro. Anche qui nessun accordo ufficiale con le forze escluse dal primo turno. Marialina Marcucci, ex presidente della Fondazione Carnevale, era arrivata terza ad un’incollatura dalle sue competitor: nei giorni scorsi ha ribadito il proprio no ad apparentamenti o trattative “di palazzo”, scegliendo anche in questo caso di lasciare libertà di scelta agli elettori. Due città, dunque, e un elemento comune: il progressivo tramonto degli apparentamenti tradizionali, sostituiti sempre più spesso da appelli alla libertà di voto e da alleanze che restano soltanto politiche, ma non formali.


