Prato: caso Cocci, chiesto processo per Poggianti. Secondo fascicolo per possibili complici

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    Prato: caso Cocci, chiesto processo per Poggianti. Secondo fascicolo per possibili complici
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    A Prato un’inchiesta che intreccia politica, dossier anonimi e accuse pesanti arriva a una svolta. La Procura chiede il processo per Andrea Poggianti, ex esponente di Fratelli d’Italia, ritenuto al centro di una campagna di lettere anonime contro Tommaso Cocci. Ma gli inquirenti parlano anche di possibili complici e di informazioni riservate finite nelle missive. Un caso che potrebbe avere riflessi anche sulla corsa a sindaco, con il nome di Claudio Belgiorno tra quelli citati nell’indagine.

    il servizio di GIORGIO BERNARDINI

    PRATO La Procura di Prato ha chiesto il rinvio a giudizio per Andrea Poggianti, ex vicepresidente del consiglio comunale di Empoli ed ex esponente di Fratelli d’Italia. Al centro dell’inchiesta ci sono decine di lettere anonime, inviate tra il 2024 e il 2025 a politici e giornali. Missive a sfondo sessuale e con toni minatori. Secondo gli inquirenti, servivano a screditare Tommaso Cocci, allora capogruppo di Fratelli d’Italia a Prato.
    Le accuse sono pesanti: revenge porn, diffamazione e violenza privata. L’udienza preliminare è fissata per giugno. L’indagine è coordinata dal procuratore Luca Tescaroli. Ma c’è un punto chiave. La Procura è convinta che Poggianti non abbia agito da solo. Esiste un secondo fascicolo per individuare eventuali complici. Tra i nomi al vaglio c’è quello di Claudio Belgiorno, uno dei sei candidati alla corsa per diventare sindaco di Prato.
    Due i possibili moventi che avrebbero mosso Poggianti secondo l’accusa. Uno personale. L’altro politico. Colpire Cocci per indebolire anche Chiara La Porta. E sullo sfondo, il mancato via libera alla sua candidatura a sindaco di Empoli nelle file di Fdi. Le lettere puntavano a un risultato preciso: costringere Cocci a dimettersi da Consigliere comunale ed estrommetterlo – come poi è accaduto – dalla corsa alle regionali.
    Gli investigatori parlano di riscontri concreti. Foto private trovate nei dispositivi di Poggianti e poi modificate. Inserite nelle lettere anonime. Va precisato che le accuse contenute nelle missive sono state ridimensionate. In particolare quella più grave, che riguardava il presunto interessamento del politico pratese verso i minori, è stata esclusa dalla Procura.
    Resta però un nodo. Alcune informazioni presenti nelle lettere – soprattutto quelle che legavano la politica locale alla commistione con la massoneria – erano coperte da segreto all’epoca dei fatti. Non erano pubbliche. E allora la domanda resta aperta. Chi ha fornito quei dettagli?