Per la Camera di commercio la guerra in Iran ha azzerato la crescita della Toscana

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    Per la Camera di commercio la guerra in Iran ha azzerato la crescita della Toscana
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    I dati della Camera di commercio di Firenze dicono che dopo nove trimestri negativi l’economia e la manifattura erano tornati a crescere. Ma il recente conflitto con l’Iran ha riportato il segno negativo per l’area fiorentina. Mentre la Toscana resta la regione più esposta in Medioriente.

    Una mazzata sull’economia toscana e in particolare dell’area fiorentina. L’impennata dei prezzi successiva alla guerra di Usa e Israele contro l’Iran, che sta coinvolgendo l’intero Medioriente e oltre, ha avuto un effetto immediato. I dati della Camera di commercio ci dicono che sono riusciti ad azzerare il tentativo di ripartenza visto all’inizio di quest’anno. Negli ultimi due mesi del 2025 era infatti ricomparso per la prima volta dopo nove trimestri il segno positivo. L’anno si era chiuso con la speranza di una ripartenza. Mentre il primo trimestre del 2026 parla drammaticamente chiaro: meno 1,5 per cento. Per la precisione il terzo e i quarto trimestre dello scorso anno avevano segnato un più 6,2 e 4,7 per cento, mostrando segnali di crescita significativi in settori che erano piombati nella crisi dopo il rimbalzo post Covid. E dunque pelletteria, tessile e abbigliamento in primo luogo. Una sorta di luce in fondo ad un tunnel che durava da anni e che aveva fatto parlare di crisi sistemica e strutturale. Al contrario i dati della Camera di commercio per il 2026 ci dicono che l’economia toscana paga già gli effetti della guerra e che le cose andranno peggio, a fronte di una prevedibile prosecuzione del conflitto. Con prevedibili ripercussioni sull’economia dell’area fiorentina, sul turismo e sull’export. Pesano il rallentamento dei traffici delle merci – vedi stretto di Hormuz – l’impennata dei costi energetici, ma più di tutto l’esposizione della Toscana che in Medioriente esporta per più di 4 miliardi. Nel frattempo è stato eletto il nuovo presidente di Confindustria centro e costa. E’ il fiorentino Lapo Baroncelli che dice subito: “è necessario riconvertire le aziende della moda nel comparto della difesa”.