giovedì , 29 giugno , 2017 4:03
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CRITICO PER UN GIORNO

🎦Firenze, ‘Critico per un giorno’, è un progetto di Cinema la Compagnia e Controradio, con il quale per la prima volta, un gruppo di ascoltatori viene invitato ad assistere gratuitamente alle anteprime dei documentari in programmazione al Cinema La Compagnia.

Ad alcuni di loro è stato chiesto di essere ‘Critico per un giorno': rilasciando un’intervista, al termine della proiezione, ad un giornalista di Controradio, mentre a tutti gli ospiti è stato chiesto di scrivere un post di recensione che sarà pubblicato sulle pagine Facebook del Cinema La Compagnia e Controradio.

Critico per un giornoGiovedì 16, 20 giovani under 35, selezionati da Controradio hanno assistito alla proiezione del documentario ‘REVELSTOKE – UN BACIO NEL VENTO’, di Nicola Moruzzi, ed al termine della proiezione Gimmy Tranquillo di Controradio ha intervistato gli spettatori e lo stesso regista.

REVELSTOKE – UN BACIO NEL VENTO. Il 15 ottobre 1915, tra le montagne del Canada Occidentale, un tragico incidente sul lavoro stronca la vita di Angelo Conte, giovane emigrato veneto di 28 anni. Nei trenta mesi trascorsi lontano da sua moglie Anna, Angelo non ha mai smesso di scriverle. Cent’anni dopo quelle lettere d’amore riemergono da un cassetto, dando vita ad una nuova avventura. Nicola Moruzzi, regista del documentario e pronipote di Angelo, decide di partire per il Canada con la sua compagna Irene, sulle tracce del bisnonno scomparso.

Le recensioni degli spettatori:
Alessia: REVELSTOKE – UN BACIO NEL VENTO ha suscitato in me il rimpianto di non aver approfondito la conoscenza delle storie di vita dei miei bisnonni, ma anche dei miei nonni, quando questi ultimi erano ancora in vita. Ho ricordi molto vaghi dei loro racconti e, se potessi tornare indietro, cercherei di conoscere molto di più della loro vita e soprattutto di immortalare le loro storie, così da poterle tramandare.
Chiara: Revelstokw mi ha fatto rivivere quella sensazione di profonda dualità che senti quando vivi per qualche anno fuori da tuo paese di origine, quando senti di non essere nè carne nè pesce, quando non riconosci piú quale sia la tua vera casa, quando ti senti cittadino del mondo. Ho rivissuto la storia del protagonista, in viaggio per colmare un vuoto lasciato nel suo albero genealogico. Reveltoke per me è anche la storia di un amore forte come ne esistono pochi oggi. Un film che consiglio davvero a tutti. Grazie Controradio per questa bella opportunità!
Elena: Consiglierei di vedere il film perché racconta una storia coinvolgente e molto romantica. Prende inoltre in considerazione temi legati ai problemi di emigrazione verso l’America di 100 anni fa i quali, rapportati ai giorni odierni, non si discostano molto da quelli di immigrazione. Mi hanno colpito le immagini della scena di morte del bisnonno Angelo (anche se abbiamo scoperto che sono riprese da un’altra scena di morte che però assomigliava molto a ciò che è accaduto ad Angelo nell’incidente). Riguardo al contenuto, mi ha colpito molto il senso di attaccamento e interessamento da parte del protagonista nel bisogno di scoprire la storia di suo bisnonno. Ha assolutamente molti spunti attuali come già accennato sopra. Un messaggio profondo che spinge tutti noi a riflettere sulla nostra storia, ma in generale sulla storia dell’umanità che influenza costantemente il nostro quotidiano.
Giulia: Consiglierei Revelstoke ed in generale i documentari perchè oltre alla magia del film (quello che racconta storie non reali, inventati) si aggiunge la concretezza e la forza del fatto realmente accaduto. Di Revelstoke mi è piaciuto molto l’idea di ricerca passo dopo passo. Un nome, un documento per volta, per poi arrivare a dei risultati. Gli spunti del film sono più che attuali: allontanarsi dal proprio paese d’origine, non per volontà ma per necessità, non è una scelta facile e senza conseguenze nemmeno nel 2017. La lontananza, la fatica (anche emotiva), il distacco e la speranza di qualcosa di migliore sono concetti senza tempo. ll documentario fa anche riflettere sui legami, sulla potenza e sull’impatto che hanno nelle vite delle persone. Non solo i legami familiari, ma anche quelle connessioni in cui ci si imbatte nella vita sono essenziali per renderla piena di emozione. Penso alla scena finale sul prato in cui due semi-sconoscuti sono invitati a prendere parte alla giornata perché le vite dei bisnonni si erano unite.
Margherita: Revelstoke è un film sorprendente, mi ha stupita dalla prima fino all’ultima scena. È evidentemente il risultato di scelte riflettute e prese con consapevolezza e amore.
La storia è travolgente e riguarda un po’ tutti noi, siamo un po’ tutti, come Angelo, alla ricerca delle opportunità, della fortuna, dello stare bene.
Tutte le scene, l’una dopo l’altra, portano man mano verso la verità, verso la scoperta di ciò che realmente accadde, verso il traguardo che Nicola e Irene si erano posti.
La cosa che mi ha sorpresa di più è forse il fatto che si siano impegnati in modo molto minuzioso nella ricostruzione di quell’avventura, purtroppo fatale, che il bisnonno ha vissuto. Oltretutto, essendo gli attori del film i veri protagonisti del racconto contribuisce a rendere il documentario ancora più autentico e personale.
È quasi inutile sottolineare l’attualità della vicenda, ovvia ed evidente: le migrazioni ci sono, in un certo senso direi ‘purtroppo’, sempre state. Da sempre i giovani di paesi che offrono poche opportunità, si sono visti costretti a lasciare casa propria, gli amici e la famiglia, per cercare di stare meglio altrove. Nel 1911 eravamo noi italiani, erano i nostri nonni a dover partire, oggi sono altri i popoli che sentono questa necessità e cercano la loro fortuna qui da noi, nel paese dal quale Angelo più di 100 anni fa è dovuto andare via per non tornare mai. È una storia avvincente che parla direttamente allo spettatore, è una storia personale che però ci riguarda tutti.
Alberta: Ieri sera, giovedì 16 marzo 2017, sono andata con alcuni amici a vedere in anteprima il film “Revelstoke. Un bacio nel vento” e ci è stato chiesto di rilasciare un commento. È la storia di un uomo comune che come tanti altri va a cercare lavoro e fortuna all’estero, lasciando la famiglia nel suo Paese d’origine, ed è proprio per questo che, pur essendo avvenuta un secolo fa, è una storia che può essere ancora attuale e toccarci da vicino. Il tema dell’immigrazione, infatti, è estremamente attuale e onnipresente in ogni edizione del TG e di giornale, con i racconti di migliaia di uomini che scappano da un Paese in cui non hanno un futuro, per cercarne altrove uno migliore, anche a costo della vita. Non è tanto diverso da ciò che è successo ad Angelo, il cui bisnipote oggi si è preso la briga di attraversare un oceano per capire cosa fosse successo a un uomo che non aveva neanche mai conosciuto, ma la cui storia irrisolta lo ha toccato tanto da volerne fare un film. Personalmente non amo molto le storie romantiche, e questo film ha un alto contenuto sentimentale, sia da parte di Nicola che cerca di ricostruire una parte della sua storia familiare, sia indirettamente da parte di Anna, le cui lettere con Angelo hanno permesso a Nicola di intraprendere questo viaggio. Tuttavia è un gusto personale, e alla fine la storia risulta abbastanza piacevole e interessante da seguire, soprattutto perché ci si rende conto di quanto fossero effettivamente difficili le condizioni degli immigrati all’epoca e, facendo un confronto con l’attualità, non sono cambiate poi così tanto. La differenza è che un secolo fa eravamo noi italiani gli immigrati discriminati, sottopagati e soggetti a cattive condizioni economiche, che dovevano farsi in quattro per mandare un po’ di soldi a casa, possibilmente senza lasciarci la pelle. Oggi invece siamo noi il Paese ospitante e tendiamo a dimenticarci di quest’esperienza del nostro passato, mentre è una cosa che dovremmo ricordare più spesso. In generale posso quindi consigliare la visione di questo film che, pur essendo un documentario, non è un “mattone” impegnativo, anzi è abbastanza scorrevole e offre spunti di riflessione. È stato inoltre interessante poter poi incontrare il regista, il produttore e gli stessi protagonisti del film, con i quali possono nascere interessanti discussioni e scambi di opinioni.
Giovanna: “Revelstoke. Un bacio nel vento” è un documentario che mi ha colpito. Nonostante racconti una storia personalissima di un pronipote alla ricerca della storia del suo bisnonno, mostra anche cosa significa essere immigrati oggi come anche allora. Mi ha colpito maggiormente il fatto che Nicola ed Irene abbiano deciso di affrontare questo viaggio in Canada insieme, con la consapevolezza di poter non trovare niente, com’è in effetti stato all’inizio e che non hanno mollato, raggiungendo la loro meta di viaggio scoprendo cosa è successo ad Angelo nel 1915. Trovo che le lettere che Angelo scriveva a sua moglie, da cui sono partiti nel documentario, mostrino nel modo più personale possibile cosa vuol dire dover lasciare la sua famiglia ed andare in una terra lontana per trovare un lavoro per dare un futuro alla propria famiglia. Le situazioni ed i sentimenti descritti da Angelo penso siano simili anche per tutti che si trovano in una situazione simile oggi, cosa che con il forte movimento di migrazione che viviamo attualmente,non è raro. In un certo modo l’esperienza vissuta da Angelo 100 anni è di un attualità pazzesca. Questo documentario mi ha trasmesso e mostrato quanto può essere importante per una famiglia scoprire e conoscere le proprie origini.

Lo consiglierei perché è un documentario un Po anche sul destino di molti italiani (magari senza la tragica fine che trovò la Vita di Angelo) del passato, ma anche nel presente. Pur essendo un documentario, non è lento, ne ha un tono troppo educatorio o scolastico. Ci sono delle Fotografie di natura davvero mozzafiato. Mi ha colpito molto la storia d’amore di Angelo e Anna, che poi sfortunatamente ha trovato une fine tragica. Anche le immagini della natura mi hanno impressionato molto.
Le immagini e i filmati dei lavoratori erano scelti bene, ed Insieme alla musica hanno rispecchiato bene lo stato d’animo. Mi hanno molto colpite le loro facce, che pur essendo giovani i loro volti erano un testimone delle tante fatiche che subivano e gli fece apparire molto più vecchi. Secondo me il film ha assolutamente degli spunti attuali, visto che siamo nuovamente in un periodo in cui molti italiani lasciano le spalle alla loro casa per partire per l’estero, c come si ha pure visto nel Film, i tre italiani che Nicola e Irene hanno incontrato all’inizio del film. Sarebbe anche stato interessante sapere più dati sulla migrazione degli italiani al giorno d’oggi, magari alla fine del film, giusto per fare un ponte dal passato all’attuale. Il messaggio che lascia il film ai suoi spettatori secondo me è molto diverso e perciò potrò solo rispondere per me. Avendo anche la mia famiglia una storia abbastanza mossa nei termini di migrazione mi ha proprio colpito su un livello personale. Ma anche evocato in me della vergogna, sapendo che c’era e c’é ancora gente che pur avendo mezzi limitati si affatica tanto per trovare lavoro e migliorare la loro vita la nostra società non sempre accoglie questa gente benevolente.
Valentina: La visione di “Revelstoke”, che consiglio vivamente, è un tributo alla vita, un turbinio di emozioni e riflessioni. Entrando nell’intimità di una famiglia a “distanza” si ripercorre la difficile esistenza del protagonista che, lontano da casa, cerca di fare fortuna altrove. Se ne conoscono le paure, il desiderio di ricongiungimento, le bugie per rassicurare la propria moglie. La fatica, le ristrettezze economiche, la lingua ostile. È perciò naturale associare questa storia del secolo scorso a quella di molte donne e uomini che anche oggi “scelgono” di lasciare la propria terra. Ma è un’esperienza universale che servirà anche da slancio per la ricerca delle proprie radici. Qui ci si scontra con un altro tema caldo: quello dei confini. Se da una parte l’appartenenza e la tradizione creano comunità, dall’altra si indebolisce il sentimento di nazionalismo perché le storie e le esigenze sono, in fondo, sempre le stesse… anche a distanza di secoli e chilometri! Grazie!

Serena: Consiglierei di vedere “Revelstoke. Un bacio nel vento” perché è un documentario che ti riporta davvero indietro di 100 anni, e seppure sembri un tempo lontano, ti fa cogliere, da un lato, tanti aspetti attuali legati alla migrazione e alla discriminazione o difficoltà di integrazione dei nostri giorni, dall’altro, ci ricorda le nostre origini, la nostra evoluzione di continente vecchio che un tempo cercava fortuna al di là dell’oceano.
Il documentario è molto evocativo e ben strutturato. Collega molto bene le immagini del passato con la percezione attuale di quei ricordi.

– Pur essendo un film che parte da alcune lettere degli inizi del secolo scorso, pensi abbia degli spunti attuali?
Immaginare che ancora adesso esista chi scambia lettere scritte a mano con indirizzi temporanei è quasi surreale; ma è invece attuale se si pensa agli attuali immigrati che arrivano in Europa dopo una viaggio senza certezza. Viene voglia di dare voce anche a questo presente prima che rischi di diventare un passato perso come quello di Angelo.
Interessante anche la parte di interviste ai nuovi italiani migrati in tempi moderni che vivono la stessa nostalgia della propria terra di origine seppure vivendo nell’agio o in condizioni lavorative più sicure che in passato.

– Quale messaggio secondo il tuo sentire dà il film allo spettatore ?
Mantenere la memoria del passato, perché spesso quello che eravamo è quello che sono oggi gli individui che ci sembrano tanto diversi da noi. Questo ci può aiutare a riconoscerci come simili nella storia e a eliminare pregiudizi e paure causate proprio dal non ricordo o dalla non conoscenza. Il “padrone buono” di Angelo che tanto gli abbiamo augurato potremmo essere noi se solo ci ricordassimo che “Angelo” ancora esiste nei tanti rifugiati, richiedenti protezione internazionale, migranti che arrivano nel nostro paese.

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