Sab 13 Lug 2024

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🎧 Studio randomizzato sulla cura Covid, già in uso al Torregalli

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🎧 Studio randomizzato sulla cura Covid, già in uso al Torregalli
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La comunità scientifica riconosce oggi che c’è una cura per il coronavirus Sars-Cov2 (Covid-19). Al San Giovanni di Dio (Torregalli) di Firenze era in uso già dal mese di ottobre.

Il Direttore del Pronto soccorso di Torregalli Gianfranco Giannasi lo aveva già raccontato ai nostri microfoni. Riportando i dati a proposito della bassissima mortalità per Sars-Cov2 nel suo reparto e raccontando il percorso terapeutico fatto dall’inizio della pandemia. Adesso, il report “Save-More” – che vi proponiamo in anteprima – racconta che l’Anakinra è efficace. A Torregalli nel reparto di Giannasi era in uso già otto mesi fa. Lo studio citato è il primo randomizzato e controllato su circa 600 pazienti Covid ospedalizzati tra Italia e Grecia. E dimostra che l’Anakinra ha una efficacia di circa tre volte superiore nel prevenire l’insufficienza respiratoria grave. “Naturalmente a fronte di un intervento tempestivo”, spiega Giannasi ai nostri microfoni.

Siamo dunque in grado di anticipare lo studio “Anakinra in pazienti ospedalizzati non intubati con malattia da coronavirus 2019: una sistematica revisione e meta-analisi” dell’Università di Ioannina, Grecia. L’Anakinra è un farmaco usato per trattare l’artrite reumatoide e altre gravi patologie infiammatorie quali le sindromi periodiche associate alla criopirina È un antagonista del recettore dell’interleuchina 1.

Questi gli istituti italiani che hanno partecipato alla ricerca:  l’Istituto Nazionale Malattie Infettive Lazzaro Spallanzani di Roma (centro coordinatore italiano dello studio), il Policlinico Gemelli di Roma, l’Ospedale San Raffaele, l’Humanitas di Milano, gli Spedali Civili di Brescia, l’Ospedale Sacro Cuore Don Calabria di Negrar, l’Ospedale di Jesolo e il San Martino di Genova.

A questo proposito Emanuele Nicastri, infettivologo e direttore Divisione Malattie infettive dell’Istituto Spallanzani di Roma – ha dichiarato: “è il primo farmaco il cui utilizzo viene personalizzato sulla risposta del paziente al virus. Per la prima volta, infatti, abbiamo uno strumento estremamente efficace che permette una chiara individualizzazione della terapia su un determinato paziente con quelle caratteristiche e un livello moderato o grave di Covid-19″.

Nel frattempo dalla Cina e dagli Stati Uniti arrivano notizie importanti. Prima di tutto la notizia fuoriuscita dall’intelligence Usa e pubblica il 24 maggio dal Wall Street Journal che parla di tre ricercatori cinesi contagiati a novembre del 2019. Non si tratta di tre ricercatori qualunque, ma di ricercatori dell’Istituto di virologia di Wuhan, che finirono in ospedale con sintomi compatibili con il Covid-19. Il giorno dopo il Wall Street Journal esce con un altro articolo che pone – con molta cautela – di nuovo la questione chiave: “Che il Covid sia scappato da un laboratorio non è l’ipotesi predominante per le origini della pandemia – scrive il WSJ, che aggiunge – ma scienziati di spicco chiedono un’indagine più approfondita e risposte più chiare da Pechino”.

E’ trascorso un anno e mezzo, era l’8 dicembre del 2019, dalla documentazione in Cina del “paziente 0”, ed un anno e quattro mesi, era il 21 febbraio del 2020, dall’identificazione del “paziente 1” italiano, a Codogno. Per dichiarare la trasformazione della epidemia in pandemia, l’Organizzazione mondiale della Sanità (OMS) aspetterà ancora fino all’11 marzo del 2020, quasi cinque mesi dopo l’identificazione dei tre ricercatori dell’Istituto di virologia di Wuhan con sintomi compatibili con il Covid-19 e più di tre mesi dopo il paziente 0 in Cina.

Oggi il mondo aspetta “un’indagine più approfondita e risposte più chiare da Pechino”, ma anche dall’OMS, riunito in questi giorni per la 74esima assemblea. 18 scienziati di fama internazionale hanno firmato una lettera pubblicata dalla rivista Science dove chiedono all’OMS di “indagare meglio e approfonditamente le origini del Covid”. Infine il notissimo immunologo Anthony Fauci, direttore del Istituto per la prevenzione delle malattie infettive, sostiene di avere “dubbi sull’origine naturale” del coronavirus.

Revisione sistematica e meta-analisi dell’Anakinra in pazienti ospedalizzati non intubati con Covid-19: Studio University of Ioannina, Greece

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