‘Tacco, tabacco e Venere’, una mostra per raccontare l’universo femminile

tacco tabacco e Venere

Dal 21 febbraio al 30 marzo, la rassegna Lex&Art ospita la personale dell’artista inglese Rosalind Keith. In mostra sedici opere che fin dal titolo − Tacco, tabacco e Venere − promettono di raccontare l’universo femminile con verità ed ironia, mettendo in luce le tante sfaccettature dell’essere donna. Opening 21 febbraio, ore 18.30, presso via de’ Renai 23 – Firenze.

L’evento è a cura della giornalista e storica dell’arte Daniela Pronestì, che del lavoro di Rosalind Keith scrive: «Come sono le donne viste dalle donne? E cosa succede quando il divino “Bacco” lascia posto ai vertiginosi tacchi che indossiamo per praticare il vizio − questo sì irrinunciabile − della femminilità? Quello che accade invertendo il punto di osservazione − le opere di Rosalind lo confermano −, è capire che la parola “donna” al singolare è un’aporia, un falso storico, un’errata convenzione linguistica: il femminile ha senso soltanto se declinato al plurale. A ciascuna la propria storia e un modo diverso di raccontarla, perché “diventare donna” è un’esperienza irriducibile ad uno schema».

Nei dipinti di Rosalind Keith, le donne sono protagoniste i un racconto per immagini che alterna tinte forti a colori pastello. «Un mondo popolato di dark lady che vedresti bene nel jazz club di un romanzo noir − prosegue la curatrice − oppure Veneri in pelliccia che brandiscono la sottile arma della seduzione offrendo i loro corpi nudi e voluttuosi al voyerismo dell’osservatore. A tanta spudorata sensualità fanno da controcanto la fisicità senza malizia delle “donne hula hoop” e i corpi quasi immateriali delle figure immerse in un’ambientazione fiabesca. Un percorso che vede camminare insieme, mano per la mano, paladine dell’emancipazione femminile e principesse romantiche, sognatrici e maliarde, mostrando come attitudini tra loro distanti siano invece tessere di un unico variegato mosaico qual è appunto l’universo femminile».

Donne reali o immaginate, eteree o carnali, distese languidamente sul divano o intente a camminare per le strade cittadine: qualunque sia l’aspetto o l’azione che l’artista ha loro attribuito, le accomuna una fisionomia inconfondibile, con lunghe gambe da fenicottero, braccia ad angolo acuto e chiome a punta. Ma sono soprattutto i loro occhi “da madonne bizantine” a custodire il mistero del femminile che Rosalind Keith mette in scena con grazia e poesia, rendendo un delicato ed originale omaggio alle donne.

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