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Lun 4 Mag 2026
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Social Housing, Firenze: Laboratorio per la città. lancia appello contro accordo Comune-Bei

 Un appello con oltre 110 firme per rivedere l’accordo tra Comune di Firenze e Banca europea per gli Investimenti (Bei) sul piano di social housing sostenibile.

A promuovere l’appello  è il Laboratorio per la città – che riunisce docenti universitari, esponenti della cultura, ex amministratori pubblici -, che oggi ha presentato un documento in cui evidenzia le criticità dell’intesa Comune-BEI. Tra i firmatari i professori Tomaso Montanari, Roberto Budini Gattai, Ornella De Zordo, Francesco ‘Pancho’ Pardi, Leonardo Rombai. “Occorre riportare ogni opzione urbanistica all’interno di una regia pubblica”, spiega Amos Cecchi, a suo tempo assessore a Palazzo Vecchio. Nel documento vengono espresse preoccupazioni perché “le esperienze di altre città europee mostrano che l’intervento della Bei tende a spostare l’housing sociale verso le fasce del ceto medio”, lasciando scoperte “le fasce meno solvibili”, citando in primis l’esempio di Lisbona. “Si finisce per fare le case per quelli che i soldi li hanno”, sintetizza Cecchi.

A Firenze, ricorda Vincenzo Esposito, già ad di Casa spa, “i dati rilevati ci dicono che la fascia grigia”, quella a cui è destinato l’housing sociale, “sta progressivamente scivolando verso il limite di reddito dell’Erp”. Ed aggiunge: “I servizi di consulenza che verranno forniti al Comune di Firenze dalla Bei ci paiono distanti dalle priorità e dalle caratteristiche dell’housing sociale sostenibile”. Per Esposito, leggendo la lettera della Bei risulta che “la priorità è la sostenibilità finanziaria dell’investimento privato, che il pubblico è tenuto a supportare con l’uso delle proprietà pubbliche e del territorio, con potenziali attività commerciali integrate, con risorse del piano strutturale e operativo della municipalità di Firenze”.

Tra le richieste avanzate al Comune, anzitutto una moratoria, con la sospensione delle previsioni sulle aree critiche “dove l’attuazione del piano può compromettere la qualità storico-monumentale o altri obiettivi di interesse collettivo”. E poi viene chiesta una variante di salvaguardia, con individuazione dei beni comuni per evitare che possano essere alienati e un progetto urbanistico con al centro un piano casa incentrato sull’Erp. Infine una commissione di garanzia come strumento di trasparenza per monitorare l’evoluzione dell’incarico alla Bei. “Solo ripristinando una regia pubblica partecipata attraverso questi tre strumenti – si legge in chiusura del documento – potremo evitare con certezza che l’emergen