Sinead O’Connor e Courtney Barnett al Festival Dei Popoli

Sinéad O'Connor in NOTHING COMPARES. Photo credit: Andrew Catlin/Courtesy of SHOWTIME.

Le vite ‘contro’ di Sinead O’Connor e Courtney Barnett  nei documentari musicali del 63° Festival dei Popoli a Firenze dal 5 al 13 novembre. Tra i titoli anche Meet Me in the Bathroom, sulla folgorante stagione del rock newyorchese di Strokes e Interpol, e Il rumore dell’Universo, con Giovanni Truppi

La fiamma che arde e si spegne nella carriera di Sinead O’Connor in “Nothing Compares” di Kathryn Ferguson; l’ultima stagione gloriosa del rock nella NY anni Zero di Strokes e Interpol in “Meet Me in the Bathroom” di Will Lovelace e Dylan Southern; il ritratto di uno dei padri del jazz moderno, Thelonious Monk, in “Rewind & Play” di Alain Gomis; la storia toccante della “diva dai piedi scalzi” Cesária Évora e del riconoscimento tardivo del suo talento; l’accesso intimo senza precedenti nella vita della cantautrice anti-influencer Courtney Barnett in “Anonymous Club” di Danny Cohen… Sono le storie dei documentari in prima italiana in programma alla 63° edizione del Festival dei Popoli – nella sezione della rassegna dedicata alla musica, Let The Music Play – che si terrà a Firenze dal 5 al 13 novembre al cinema La Compagnia e in altri luoghi della città.

“La selezione di questa edizione ci riempie di orgoglio – dice Emanuele Sacchi, curatore di Let The Music Play – e si rivolge a un pubblico diversificato. Agli amanti di rock, jazz, avanguardia, a chi è sensibile alle tematiche sollevate da un personaggio controverso come Sinead O’Connor e a chi vuole scoprire il lato nascosto di Thelonious Monk o di Giovanni Truppi. Sei film eterogenei ma accomunati dalla ricerca di registe e registi che intendono uscire dal canone più tradizionale e mescolare abilmente il racconto del musicista e della persona, della sfera pubblica e di quella privata, per meglio comprendere cosa accade dietro le quinte della musica che più amiamo”.

Sei documentari che aprono le porte della musica al cinema, con le storie dei fenomeni che hanno lasciato un segno nel solco culturale del presente. “Nothing Compares” (2022) di Kathryn Ferguson rivisita la parabola artistica della cantautrice irlandese Sinead O’Connor, intransigente sul piano politico e vessata dai media per istanze che nel presente sono diventate un elemento di unione e condivisione. Thelonious Monk rivive in “Rewind & Play” (2022) di Alain Gomis, che mostra la sensibilità del grande pianista jazz in contrasto con il rigido schematismo delle esigenze televisive: un leone in gabbia, libero di esprimersi solo davanti al suo pianoforte. Adattando il testo di Lizzy Goodman, i registi di “Meet Me in the Bathroom” (2022) ricostruiscono con straordinarie immagini d’archivio la New York anni Zero, teatro dell’ultima stagione del rock come dominatore della scena musicale. Prima di Spotify e della musica liquida, prima che hip hop ed elettronica dilagassero ovunque, i nomi di The Strokes, Interpol, Yeah Yeah Yeahs componevano un movimento fatto di grande musica e inarrivabile coolness. “Anonymous Club” (2021) di Danny Cohen  ci porta al fianco della cantautrice australiana Courtney Barnett, performer  introversa che, all’apice del successo, si confronta con improvvisi saliscendi emozionali: il regista, suo collaboratore, la segue in tre anni durante i quali, tra concerti e vulnerabilità, Barnett ricerca strenuamente il proprio posto nel mondo. “Cesária Évora” (2022) di Ana Sofia Fonseca è il ritratto della grande artista capoverdiana, la “diva dai piedi scalzi”, scomparsa nel 2011 e rimasta nel quasi anonimato per mezzo secolo fino al tardivo ma doveroso rilancio internazionale, che l’ha resa una star mondiale; “Il rumore dell’universo” (2022) di Gabriel Azorin apre uno spaccato sul lavoro e sul privato di Giovanni Truppi, cantautore di talento, approdato anche sul palco di Sanremo con la sua proposta personale e inconsueta. Dai palchi si scende nell’underground, con “Not Available – It’s About Yann Keller” (2022) di Federico Savonitto e Gianni Sirch: uno sguardo alla vita dell’artista industrial Yann Keller, performer musicale d’avanguardia che a Berlino ricicla e trasforma gli oggetti più inconsueti, per farne strumenti musicali.

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