Shock anafilattico mortale, c’è un indagato

Iniziano le indagini sulla morte di Chiara Ribechini per shock anafilattico in seguito ad una cena. Domani verrà effettuata l’autopsia per accertare la causa; indagata Rita Astinenti, amministratrice dell’azienda agricola dove Chiara aveva cenato.

Sarà eseguita domani l’autopsia su Chiara Ribechini, la 24enne di Navacchio (Pisa), morta domenica sera per una reazione allergica dopo avere cenato in un ristorante del Pisano.

Il conferimento dell’incarico al medico legale Marco Di Paolo è stato fatto stamani contestualmente all’apertura di un fascicolo con l’ipotesi di reato di omicidio colposo per la quale risulta indagata Rita Astinenti, amministratrice dell’azienda agricola dove la vittima aveva cenato.

L’esame autoptico dovrà accertare le cause che hanno determinato lo choc anafilattico che in pochi minuti ha ucciso la giovane, soggetto allergico da molti anni e cliente abituale del ristorante dove aveva trascorso la serata in compagnia del fidanzato e altri amici.

I carabinieri hanno già sequestrato il kit di farmaci salvavita e anche campioni del vomito provocato dalla reazione.

L’iniezione di adrenalina per tentare di bloccare la reazione allergica sarebbe stata fatta sulla gamba della ragazza ma non è chiaro se l’ago si sia piegato o meno causando un’assunzione non sufficiente del farmaco.Dubbi sui quali dovranno dare ora risposte definitive le indagini della procura pisana.

Arrivano anche le parole dei genitori della ragazza, Michela Bargagna e Massimo Ribechini, che tramite il loro legale Francesca Zuccoli dichiarano all’ANSA: “In questo momento vogliamo solo che la morte di Chiara non sia stata vana e per questo rivolgiamo un appello a tutti affinché di queste forme allergiche si parli senza reticenze o paure di discriminazioni”.

La giovane era allergica fin dai primi anni di vita al latte, a tutti i suoi derivati e all’uovo e frequentava solo locali nei quali riponeva la sua piena fiducia, come appunto quello in cui ha mangiato domenica sera.

“Non vogliamo entrare nel merito del caso specifico”, sottolinea il legale a nome della famiglia “anche perché saranno le indagini a fare piena luce su quanto accaduto, vogliamo però dire a tutti che queste allergie sono sempre più diffuse ma purtroppo ancora molto sottovalutate, spesso anche da coloro che sono costretti a conviverci”.

“Vogliamo invece dire all’opinione pubblica”, prosegue la legale “che di queste patologie bisogna parlare di più, senza vergognarsene. Spesso coloro che ne soffrono vengono presi in giro o addirittura bullizzati e invece è necessario far conoscere le implicazioni per aumentare il grado di consapevolezza”.

Massimo Ribechini e Michela Bargagna, però, non puntano il dito contro nessuno, men che meno sul ristorante dove è stata la loro figlia: “Il loro è un ragionamento generale”, conclude l’avvocata Zuccoli “perché soprattutto per quanto riguarda le allergie alimentari è necessario lavorare di più sulla sicurezza anche dei locali, che devono avere attrezzature e cucine idonee per evitare il più possibile il rischio di contaminazioni tra singoli alimenti e materie prime lavorate. Non basta rendere pubblico l’elenco degli allergeni per sentirsi al sicuro. Insomma, il caso di Chiara, che ha saputo convivere con la sua allergia conducendo una vita piena e normale, può essere utile per il futuro perché questi drammi non si ripetano”.

Foto presa dal profilo di Facebook della ragazza.

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