Controradio Streaming
Ven 10 Apr 2026
Controradio Streaming
ToscanaPoliticaProtesta Pro Pal bloccò porto Carrara, 39 decreti penali

Protesta Pro Pal bloccò porto Carrara, 39 decreti penali

Notificati 39 decreti penali di condanna sul territorio provinciale collegati alle mobilitazioni per la Palestina. Nel mirino la manifestazione del 22 settembre 2025, che per alcune ore bloccò l’ingresso del porto di Marina di Carrara.

Ai 39 attivisti destinatari del decreto viene contestato di “avere impedito per circa sette ore la libera circolazione sul viale Da Verrazzano ostruendola con il proprio corpo” in base all’articolo 1 bis del decreto legislativo 66/48. Si aggiunge l’aggravante di “avere commesso il fatto in più persone riunite”. Ai 39 attivisti è stata inflitta una sanzione pecuniaria di 1.800 euro (invece di una pena di tre mesi di reclusione). A dare notizia dell’invio dei decreti penali, il sindacato Usb e Sinistra Italiana.
Davanti al porto di Carrara, il 22 settembre scorso, i manifestanti esposero striscioni e una grande bandiera della Palestina, oltre che cartelli contro la guerra e il foraggiamento di armi a Israele. Usb ha annunciato per oggi una mobilitazione: “Torniamo in piazza per la giornata di Liberazione di Massa e l’inaugurazione del nuovo spazio Apuano sociale e della nostra nuova sede”. La Cgil Massa Carrara esprime solidarietà ai 39 attivisti e attiviste pro Pal. “Siamo nuovamente di fronte a quello che molti giuristi chiamano il diritto penale del dissenso sociale – sottolinea il sindacato in una nota. Lo scopo di tali provvedimenti è chiaro ed è quello di intimidire chi decide di manifestare tanto per la Palestina, come accadeva in quei giorni, quanto per un lavoro più dignitoso, per i diritti civili, per un mondo più giusto. Un diritto che criminalizza il pensiero, la critica, la partecipazione attiva. Un Governo che utilizza l’arma della repressione in risposta all’aumento di manifestazioni di piazza che chiedono la pace (e non solo) in un momento in cui l’unico canto che accomuna i Governi di tutto il mondo è quello che invoca la necessità del riarmo. Un diritto – conclude il sindacato – che colpisce forme di resistenza passiva attuate pacificamente e senza uso di strumenti atti ad offendere. Di fronte a ciò che sta accadendo nel mondo confrontarsi con tali provvedimenti, rivolti a chi in quei giorni si batteva per la pace, è qualcosa di inaccettabile”.