Prato, violenza su donne disabili: condannato volontario addetto al trasporto

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    Prato, violenza su donne disabili: condannato volontario addetto al trasporto
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    Una vicenda che ha scosso profondamente Prato e che riguarda la violenza esercitata proprio su chi avrebbe dovuto essere protetto. Un volontario addetto al trasporto di persone disabili è stato condannato a otto anni di carcere: a incastrarlo, in modo del tutto inatteso, erano state alcune fototrappole ambientali.

    il servizio di GIORGIO BERNARDINI

    Otto anni di reclusione per violenza sessuale su tre donne disabili, una delle quali minorenne. È la condanna inflitta dal gip del tribunale di Prato a un volontario di 68 anni, incaricato del trasporto domiciliare di persone con disabilità verso scuole e centri diurni. Secondo il giudice, l’uomo ha abusato delle vittime approfittando delle loro condizioni di inferiorità psichica e fisica.
    Una vicenda sconcertante. Il 68enne, incensurato e da tempo attivo nel volontariato, era finito al centro di un’indagine della procura pratese dopo una scoperta del tutto casuale ma decisiva. A incastrarlo sono state infatti alcune fototrappole installate da Alia per contrastare l’abbandono illecito dei rifiuti nelle zone più isolate della città. Le cosiddette telecamere “e-killer” hanno ripreso due episodi di violenza sessuale avvenuti il 28 novembre e il 5 dicembre 2024, mentre l’uomo era in servizio e si trovava in strade appartate.
    Le immagini sono state notate dalla polizia municipale e trasmesse immediatamente alla procura, che ha avviato le indagini insieme alla Squadra mobile. I video, acquisiti agli atti, hanno trovato riscontro nei racconti delle giovani vittime, permettendo di ricostruire con precisione il quadro accusatorio. Su richiesta della procura, il gip aveva disposto l’arresto dell’uomo dopo una perquisizione.
    Nel corso del procedimento è emerso anche un terzo episodio di violenza. L’inchiesta ha provocato forte sconcerto a Prato e ha acceso i riflettori sui controlli nei servizi di assistenza e volontariato. Non risultavano segnalazioni precedenti sul 68enne, ma gli inquirenti hanno verificato anche la possibile presenza di altre vittime. Con la sentenza di condanna si chiude il primo capitolo giudiziario di una vicenda che riporta al centro la necessità di tutelare le persone più fragili.