Formato Cartaceo del 23 aprile 2023

    0
    Logo Controradio
    www.controradio.it
    Formato Cartaceo del 23 aprile 2023
    Loading
    /

    SALTER James, Tutto quel che è la vita, Guanda
    [L’autore – James Salter -, prima di dedicarsi a tempo pieno alla scrittura, è stato
    cadetto a West Point e per oltre 10 anni ha fatto il pilota militare Usa. È morto nel
    2015, a 90 anni. A chi gli chiedeva perché avesse scelto di scrivere, rispondeva:
    «Perché tutto questo sta per scomparire. Resteranno solo la prosa, la poesia, i libri.
    Senza libri il passato scomparirebbe, e non ci resterebbe nulla. Ci ritroveremmo
    soli, e nudi, su questa terra».
    Tutto quel che è la vita, è probabilmente considerato – e, per quel che mi riguarda,
    concordo nel giudizio – il suo capolavoro: è il racconto della vita e degli amori di
    un ex marine, Philip Bowman, dal 1944 quando era impegnato nella guerra del
    Pacifico agli anni ‘80 dell’altro secolo, una vicenda nella quale si affacciano
    numerose donne e molti amori, donne che alla fine vanno a comporre una galleria
    di ritratti femminili corrispondenti ad altrettanti modi di intendere e di vivere
    l’amore, in tutte le sue sfaccettature, incanti, delusioni, insidie.
    A pag. 97 viene descritta in sole 17 righe una delle «scene primarie», una di quelle
    tappe (è cosa che riguarda soprattutto i maschietti, anzi soltanto i maschietti, ma è
    istruttiva anche per le femmine) più vere, lancinanti, feroci, dolorose e crudeli che,
    più spesso di quanto non si creda, contrassegnano e marchiano indelebilmente i
    «riti di passaggio» della nostra formazione di adolescenti. In sole 17, eloquenti
    righe! Quando in altri casi – splendidi casi, splendidi per chi legge intendo – c’è
    voluto un intero – comunque splendido – libro per raccontarle, come Acqua di
    mare di Charles Simmons o Primo amore di Ivan Turghenev e, per certi aspetti,
    anche Ferito a morte di Raffaele La Capria…
    La scrittura di Salter è avvincente ed essenziale; come Hemingway, Salter è della
    scuola di chi sottrae non di chi aggiunge.]

    SALTER James, Un gioco e un passatempo, Guanda
    [Un pomeriggio al mare su una spiaggia di Barcellona, la vacanza in Italia di due
    giovani avvocati di belle speranze, una donna che attende la fine sul ciglio di una
    strada di campagna, meteore e vecchie glorie su un set cinematografico, uno
    scrittore e i suoi fantasmi…
    Undici racconti, quasi tutti al tempo stesso storie d’amore e squarci vividissimi e
    dolenti sulla vita, sulle persone che ci circondano con i loro insospettabili segreti,
    sugli abissi che si spalancano sotto la superficie levigata delle cose, tra veli di
    borotalco e forcine per capelli. Sono microcosmi evocati con sorprendente
    efficacia, grazie alla capacità di isolare con precisione chirurgica dettagli rivelatori,
    che prefigurano e sintetizzano destini, e di accostarli in un montaggio fulmineo e
    spiazzante.
    La sfida è fermare il tempo, sottrarre personaggi, atmosfere, luci e colori all’oblio,
    contrapporre al presagio della fine insito in ogni passione, legame, ambizione,
    qualcosa che duri. Un compito arduo eppure decisivo, quello che James Salter
    assegna alla scrittura, assolto in questi racconti con un talento cristallino, che
    incanta e commuove, e una fiducia incrollabile nel potere della parola.]
    SALTER James, Per la gloria, Guanda
    [Il capitano Cleve Connell, pilota di caccia distintosi nella Seconda guerra
    mondiale, viene mandato in Corea a contrastare i Mig russi al confine con la Cina.

    Come tutti i colleghi di stanza nella base di Kimpo, Cleve ha a disposizione cento
    missioni per realizzare il sogno di abbattere cinque aerei nemici e diventare un
    asso, un eroe, con cinque stelle rosse sul fianco della carlinga.
    Il rischio è altissimo: il prezzo della gloria non di rado è la morte, che può
    sopraggiungere repentina, a migliaia di piedi d’altezza, cogliendo il pilota a
    tradimento nella solitudine quasi sovrumana della propria cabina. Nonostante la
    bravura e la profonda motivazione, però, le cose non vanno come Cleve aveva
    sperato: la fortuna premia anzi il pilota più spregiudicato e arrogante, che abbatte
    inesorabile un Mig dopo l’altro, mentre Cleve sembra trovarsi costantemente nel
    posto sbagliato al momento sbagliato, ed è sempre più disilluso e inquieto.
    Neanche l’amore, che fa la sua fugace, delicatissima comparsa durante una licenza,
    potrà sottrarlo alla sua sorte, beffarda eppure non meno eroica di quanto aveva
    sognato.]
    SALTER James, L’ultima notte, Guanda
    [Dieci racconti magistrali di Salter qui di nuovo e ancora analista implacabile – ma
    pietoso – dei rapporti di coppia: mariti, mogli e amanti all’interno di matrimoni in
    crisi e relazioni difficili, tra cose non dette, bugie, dissimulazioni, sotterfugi e
    ipocrisie, nel turbine di emozioni che irresistibilmente travolgono e altrettanto
    ineluttabilmente distruggono, racconto di amori e seduzioni in molte delle loro
    declinazioni, il più delle volte sconvenienti o scorrette.
    Salter ha un dono che appartiene a pochi scrittori: quello di riuscire a spogliarci di
    tutti i travestimenti, orpelli e alibi con i quali ci ammantiamo e dietro i quali ci
    nascondiamo e di metterci a nudo nella nostra contraddittoria, ferita, arresa e
    troppe volte sconfitta umanità.
    Anche L’ultima notte entra quindi, secondo me, a pieno diritto nella lista dei libri
    imperdibili].
    SALTER James, Una perfetta felicità, Guanda
    [La perfezione sembra essere la cifra distintiva della vita di una coppia alla quale
    non manca nulla: lui, editor in una piccola casa editrice di qualità, è un buon
    padre; lei un’ottima madre e moglie; due figlie belle, intelligenti e vivaci; una
    cerchia di amici interessanti; cene raffinate; ottimi vini; tanti libri e buona musica;
    una bella casa con il fuoco acceso nel caminetto; giornate passate a pattinare sul
    fiume gelato o a crogiolarsi al sole in riva al mare.
    Ma sotto o dietro le apparenze covano una fragilità e un’infelicità che con il
    cumularsi degli anni, della noia, delle frustrazioni personali alla fine apriranno
    crepe, prima sottili poi sempre più vistose e ineludibili, in un ménage agli occhi
    del mondo perfetto. Per lui e per lei c’è un’altra vita, segreta e inconfessabile, che
    preme per uscire allo scoperto: la posta in gioco è la conquista di sé.
    Ecco un ‘assaggio’ dal romanzo:
    «Nedra stava fumando un sigaro, le dava un tocco di autorevolezza, di forza.
    Mise della musica, come un uomo avrebbe potuto fare per una donna, e ripiegò le
    gambe sotto di sé sul divano.
    “Oggi pomeriggio, sulla nave [sulla quale si è imbarcato l’ex marito in partenza
    per l’Europa], pensavo che sarebbe dovuto succedere il contrario. Che saremmo
    dovuti essere lì a salutare la tua, di partenza”, disse. (Si sta rivolgendo alla figlia
    maggiore).

    “Io prenderei l’aereo”.
    “Devi andare più lontano di me”, disse Nedra. “Lo sai”.
    “Più lontano di te?”
    “Con la tua vita. Devi diventare libera”.
    Non diede spiegazioni; non poteva. Non era questione di vivere da soli, anche se
    nel suo caso era stato necessario. La libertà a cui alludeva era la conquista di sé.
    Non era una condizione naturale. Era prevista soltanto per chi era disposto a
    rischiare tutto per averla, per chi era cosciente che senza di essa la vita si riduce
    a una serie di appetiti, finché un giorno non si hanno più denti».]
    SALTER James, Bruciare i giorni, Guanda
    [In questo libro l’eccezionalità dell’esistenza di James Salter – cadetto di West
    Point, ufficiale dell’aeronautica militare, pilota di caccia, sceneggiatore – si fa
    romanzo e si dispiega in tutta la sua ricchezza, trasfigurata dalla potenza di una
    scrittura che illumina, scava, consuma esperienze, progetti, passioni. Vertiginosa
    è la varietà di scenari e paesaggi: New York, la Corea degli anni della guerra,
    Parigi vista con meraviglioso disincanto da espatriato, fino alla Roma di Pasolini e
    Laura Betti.
    E insieme agli amici e agli incontri che hanno ispirato i personaggi dei suoi libri, ci
    sono in queste pagine tutti i cieli e gli aeroplani, le feste, le mogli e le amanti:
    Salter sembra non poter fare a meno delle donne, per la loro bellezza e le
    promesse di felicità che nascondono. Costante è in lui l’anelito alla perfezione,
    all’immortalità, cui può aspirare solo chi non si sottrae alla sfida con il destino e
    con la caducità dell’esistenza e dei sentimenti umani. Il pilota che affronta l’aereo
    nemico nella solitudine del proprio abitacolo; l’amante che guarda l’oggetto del
    suo amore, o l’amore stesso, sfiorire; l’atleta che si prepara a una partita decisiva;
    lo scrittore in cerca d’ispirazione o in lotta con la pagina scritta. Che si tratti di
    Saint Exupéry o di Ed White, di un Kerouac alle prime armi, di Irwin Shaw, di
    Faulkner o di ignoti compagni di scuola e ragazze di una sera, Salter ci rivela,
    evocandone il ricordo, tutto quel che può essere la vita, a saperla e volerla
    raccontare.]
    SALTER James, La solitudine del cielo, Guanda
    [Germania, anni Cinquanta. In una base militare americana un gruppo di piloti di
    aerei da caccia insegue il proprio sogno di gloria, fra atterraggi di fortuna,
    scommesse azzardate e audaci prove di coraggio.
    Accumulare ore di volo, totalizzare il miglior punteggio nelle esercitazioni di tiro,
    guadagnarsi il rispetto e l’ammirazione dei compagni o una promozione attesa da
    tempo, sfidare gli elementi: per la squadriglia del maggiore Dunning, un burbero
    uomo del Sud con uno spiccato debole per le gerarchie, non sembra esserci altro
    scopo, e le giornate scorrono in una sorta di ascetica segregazione dal mondo,
    che neanche le trasferte in Nordafrica o qualche scorribanda serale riescono a
    scalfire.
    C’è chi ha carisma e uno sfacciato talento naturale, chi fatica a emergere, chi è
    sorretto nonostante tutto da una fiducia incrollabile nelle proprie capacità, e chi ha
    addosso «il marchio della morte». Perché il destino è implacabile, indifferente ai
    meriti dei singoli, anzi spesso crudele proprio con i migliori…]